Baustelle live

La Malavita anni '70 della band fa un bel colpo

Rolling Stone strapieno per il concerto dei Baustelle il 14 gennaio. Ma ho subito l'impressione che non tutto il pubblico, per la maggior parte ventenne, sia venuto qui per la band di Montepulciano. Infatti, diversi sono i gruppi che le fanno da supporto: appartengono alla scena emergente, e parecchi dei presenti sono chiaramente venuti per loro a far da clac. Che poi, all'entrata in scena dei Baustelle, gli stessi abbiano continuato ad applaudire ed acclamare, è stato bello, ma non sufficiente per riscattare la politica della serata, che non ha soddisfato nè me nè, penso, tutti coloro (la minor parte forse) che son venuti qui per sentire la band de "La Malavita".

Il pienone non se lo aspettava nemmeno lui, Francesco Bianconi, il leader della band senese, che nel back stage mi ha confessato di essersi molto emozionato quando è salito sul palco. L'emozione in effetti si coglieva, da spettatrice. Mi sono sembrati diversi rispetto all'ultimo concerto in cui li avevo visti al Rainbow (luglio 2003), un po' meno sciolti (anche perchè lì al Rainbow erano sciolti dal caldo asfissiante del locale!). Il coinvoglimento comunque c'è stato, e tanto anche, dal momento che a me piace molto la loro musica.

Hanno aperto con "I provinciali", brano presente nell'ultimo album "La Malavita" (2005), che rientra subito tra i miei preferiti. Belli gli arrangiamenti live, con un set up leggermente cambiato: i piani elettrici anni '70 e i synth analogici sono stati sostituiti dai corrispettivi emulatori, forse perchè meno ingombranti da portare nei numerosi live, che per fortuna continuano ad aumentare. L'impatto sonoro è di quegli anni, molto ben reso, fa ballare e saltellare. Addirittura (anche se è un tantino eccessivo) fa pogare. Le melodie delle voci invece fanno cantare, il pubblico che più si stringe sotto al palco conosce tutti i testi a memoria, sembra veramente amare la band.

E' un successo incredibile per i Baustelle, nati nella scena indi e cresciuti nell'underground. Un successo meritato, tra l'altro, perchè i loro pezzi sono belli, diretti, leggeri ma pensati, anacronistici nelle loro atmosfere seventies e per questo sempre attuali, perchè la moda la creano loro ogni volta, come piace, senza nessun riferimento a "quello che oggi va di più". Il secondo pezzo fa scatenare di più del primo: "Arriva lo yè yè" appartiene al secondo disco della band "La moda del lento" (2003) ed è "già" cavallo di battaglia che fa "galoppare", pubblico e concerto. In tutto il live dura un'oretta (dopo ben tre ore d'attesa rispetto all'orario previsto!), alternando la voce scura di Francesco, che si sente poco, a quella altrettanto scura di Rachele Bastreghi, seconda fondatrice della band assieme a lui.

Il finale è tutto affidato al primo album, "Il sussidiario illustrato della giovinezza", con "L'estate dell'83", e "Gomma" e "La canzone del riformatorio" nei bis. Non ci si può dilungare oltre, i dj della discoteca reclamano. Ahimè...(il cantante è d'accordo con me al microfono al momento del congedo).

Si accendono le luci, per poi rispegnersi subito dopo con altra musica e con meno gente. Quella, come me, che, finito il tanto atteso concerto, è andata via...