B.B. King, il gigante del Blues

Agli Arcimboldi il più grande bluesman vivente. Neanche il pessimo soundcheck rovina un'ora di grande musica

Il blues non si suona in giacca e cravatta, perché la spiritualità del suo sound ha bisogno di sperperare l’anima grezza che c’è in noi. La lezione me la diede B.B. King cinque anni fa a New Orleans, prima che arrivasse l’infernale Katrina e provasse a squarciare il velo del tempio della musica afro-americana. Ci trovammo faccia a faccia e l’unica cosa che avevamo in comune erano i pantaloni insozzati dalla fanghiglia del Jazz Fest della Louisiana. Ritrovarsi il Re del blues sul palco del Teatro degli Arcimboldi ti fa uno strano effetto: una cornice troppo formale ed elegante per uno come lui, che nei suoi 60 anni e passa di carriera, si è esibito tra vallate, altopiani e seminterrati.

Quasi un'ora di ritardo, ma il pubblico gli fa festa lo stesso con una standing-ovation. Ad introdurlo con un paio di suite musicali ci sotto otto fuoriclasse: lo accompagnano in questa traversata di  rhythm’n’blues tra cover memorabili e classici di un repertorio che sguscia nella spavalderia dell’improvvisazione. "Sono invecchiato, ma non sono morto", mette subito le mani avanti e impugna l’inseparabile Lucille, quella chitarra  con cui solo il gigante King sa graffiare le escoriazioni che la vita ci riserva.  "Il blues è l'unica consolazione delle disillusioni e sofferenze su cui contare", scriveva il poeta serbo-americano Charles Simic prima ancora che la voce stridente e la musicalità inquieta di Riley B. King – così lo conoscono all’ufficio anagrafe di Itta Bena – facesse straripare il Mississippi.

Il soundcheck dell'esibizione milanese è pessimo, una cassa fa capricci ed è imperdonabile, ma il gigante King ci dà dentro perché la musica è più potente di qualsiasi distorsione, il riscatto sociale più suadente di qualsiasi scalata al potere. Ha sbagliato chi è venuto ad ascoltarlo per vantarsi di “esserci”, perché i giganti dei Blues vomitano sullo scintillio delle iconografie, nutrendosi del canto e del suono delle creature, quello che viene dalle radici della terra, lì nel profondo Sud del mondo.