Antonello Venditti

Da Buona Domenica a Notte prima degli esami: al Mazda Palace si cantano trenta anni di canzoni

Niente pianoforte per Antonello Venditti, soltanto chitarre per riarrangiare e rivedere il suo repertorio, vasto a metà tra impegno sociale e sentimentalismi. Chissà se quelli accorsi ieri sera al Mazda Palace se lo ricordavano il primo Venditti degli anni di piombo: quello strafottente e attaccabrighe - lo ha ribadito lui stesso durante il concerto - che si impose come leader della scuola dei cantautori romani assieme all'amico Francesco De Gregori . Erano i tempi di canzoni energiche e di grande denuncia sociale, capaci di spappolarti il fegato. Vallo a scrivere oggi un pezzo come "Mio padre ha un buco in gola", "Bomba o non bomba", "Campo dei Fiori" o "A Cristo", che destò scandalo tra le file del clero. Il primo Venditti è stato quello capace di sparare versi in dialetto romanesco con la stessa sincerità del suo compaesano poeta Salvatore Salustri, da tutti conosciuto come Trilussa.

Ad accompagnare il cantautore romano per questo Campus Tour c'erano i fedeli Alessandro Centofanti alle tastiere, Derek Wilson alla batteria, Fabio Pignatelli al basso, Marco Rinalduzzi, Maurizio Perfetto e Giovanni Di Caprio alle chitarre e Amedeo Bianchi al sax. Nuove versioni musicali per questo viaggio nel "meraviglioso mondo di Antonello" partendo con "Sotto il segno dei pesci", "Sara" e "Buona Domenica", hit che segnò il punto di svolta in questa lunga carriera. Arrivano gli anni ottanta e il pubblico non smette mai di cantare in coro assieme al suo beniamino: da "Giulio Cesare" a "Notte prima degli esami", da "Peppino" a "Ci vorrebbe un amico", passando per le dirompenti "Il compleanno di Cristina", "21 modi per dirti ti amo" e "In questo mondo di ladri", forse l'ultimo inno vero del Venditti da denucia.

Il pubblico applaude ed una giovane ragazza al mio fianco, che si stringe con tenerezza al collo del ragazzo, si commuove quando il cantautore romano tira frecce al cuore con "Ricordati di me", "Alta marea", "Amici mai", per finire con la struggente "Lacrime di pioggia" (scritta per la compianta Mia Martini) e l'inedita "Addio mia bella addio", che ci riporta come una corda della memoria al Venditti degli esordi. Un bel concerto, una bella serata per ritrovarsi con la propria storia e le micro storie che ognuno di noi si porta dentro di sé.