Andrew Bird: apocalittici e integrati

La performance del talento americano divide il pubblico dei Magazzini

Chiariamo subito. Un live di Andrew Bird, come quello del 14 novembre ai Magazzini Generali, non è esattamente il modo ideale per passare una serata easy con gli amici ascoltando un po' di musica. È un mondo a parte, un ecosistema musicale, con una sua estetica esclusiva: o sei dentro o sei fuori.

ANDREW CONTRO ANDREW - Capita dunque che il pubblico, dovendosi schierare dall'una o dall'altra parte, scelga a partire dalla spiazzante performance d'apertura. Bird da solo al centro del palco con il suo violino, davanti a un grammofono a due teste, che suona melodie sovrapposte registrando linee melodiche su cui canta mandandole in loop. Il tutto mentre fischietta, si gira su se stesso, pizzica le corde, parla, recita versi srotolati sui suoni appena campionati. Risultato: per dirla con Eco, gli "apocalittici" storcono il naso, aggrottano le ciglia, ridacchiano sui "tic nervosi" dell’artista e pensano "non è mica come nell’album!"; gli "integrati" salgono su un'arca sospesa nel vuoto, come in un film di Miyazaki, e si godono un viaggio fatto di evoluzioni virtuose in assenza di gravità, accenti sonori su tappeti musicali che vengono intessuti gradualmente sovrapponendosi gli uni agli altri. Impeto e silenzio come strumenti del sortilegio, una manifestazione di grazia rara: come nella struggente Effigy o nell'intimità viscerale della sessione unplugged.

NOMEN OMEN - E il merito di tutto questo è solo suo, di quest'essere musicale, dell'uomo su cui il destino ha voluto esercitare la sua proverbiale ironia, affidando a uno che fa di nome "Bird" il dono di un fischio "animale" nella sua perfezione. Necessariamente bello, perché anche volendo non potrebbe non essere così. Certo non avranno aiutato gli scettici qualche imprecisione nei volumi e alcune esitazioni nell'amalgama con la band, tenuta volutamente in sordina. Una scelta funzionale per lasciare la scena a quello che rimane, ad oggi, uno dei più grandi talenti del folk rock alternativo. Anche live. Soprattutto live. Con buona pace di chi è sceso dall'arca e di chi non è voluto salire.
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