Concerto Afterhours - Milano

Afterhours: Milano non è la verità

L'ultima data del tour estivo dimostra che la band è in gran forma e pronta per nuove avventure

La serata è freddina ma all'interno del Live Club la temperatura è piuttosto alta a causa della concentrazione umana per metroquadro. Il pubblico degli Afterhours. La scaletta che la band propone il 30 settembre riscopre la loro discografia più oscura e torbida. L'ultima data del tour estivo del gruppo scivola veloce, due ore abbondanti che iniziano con La verità che ricordavo e prosegue con L'estate e La vedova bianca. Si capisce fin da subito che il concerto avrà un carattere retrospettivo, insomma nessuna anticipazione sull'album in lavorazione.

L'ormai presenza fissa di Xabier Iriondo incute all'ascoltatore un senso di pericolo. La sua Telecaster ulula e distorce il suono. Mentre l'altra sua creatura, quella che sembra una steel guitar dieci corde, si esibisce in slide graffianti. Le pose plastiche e il suo modo teatrale di suonare lo fanno sembrare un automa con la scintilla di sfida che arde negli occhi. Manuel Agnelli, in ottima forma e di ottimo umore, lascia che il pubblico canti le canzoni a squarciagola. I fan non perdono l'occasione e su Il paese è reale ottengono il plauso dello stesso Manuel. L'affiatamento è perfetto. Tre chitarre che non si calpestano mai, ognuna a favore della canzone senza manie di protagonismo, il violino acuto e violento, la batteria rende corporea e terrena la musica, si assottiglia fino ad un minimale sonaglio. Una versione per sola chitarra e violino di Bianca è una chicca rara che testimonia le mille sfaccettature della band.

Gli Afterhours sono capaci di attacchi sonori violenti, vedi È solo febbre o Siete proprio dei pulcini, come di ballate malinconiche dal retrogusto elettrico come  Bungee jumping, Pelle e Bye bye Bombay. Continuano a dimostralo con i numerosi bis concessi. La band rientra ben tre volte sul palco, prima con la carica di Male di miele e Dea, poi con la riflessione amara di Voglio una pelle splendida. Gli occhi sono lucidi, le labbra pronte a urlare, le mani per catturare l'emozione fuggevole di Ci sono molti modi, l'ultima canzone. Almeno fino al 2012.