Afterhours: è la fine più importante

Il sapore dell'estasi con gli Afterhours

AW - Sentimento di stupore misto a paura che si prova a contatto con il divino. Ecco cosa accade ad un concerto: diventiamo parti microscopiche dello spettacolo, soggiogate dalla musica, e quando tutto finisce resta solo il vago ricordo e il sapore dell'estasi. Il concerto degli Afterhours copre benissimo questa definizione; l'energia e le grandi capacità dei musicisti hanno creato un binomio potente, e hanno permesso al pubblico si sentirsi tutt'uno con la musica.

SIAMO ITALIANI -
 Nelle due ore di spettacolo gli Afterhours hanno dato grande spazio alla canzoni tratte da "Ballate per piccole iene", tutte cantate in italiano, cominciando con "La fine è la più importante", "Vedova bianca" e "La sottile linea bianca". Ma non hanno certo dimenticato i classici ("Sulle labbra", "Dentro Marylin", "1.9.9.6.") e anche qualche cover.

SORPRESA -
 La fine è stata veramente la più importante: mentre il pubblico cominciava ad uscire convinto che il concerto fosse terminato sulle note di "Bye bye Bombay", gli Afterhours sono tornati sul palco a sorpresa. Concludendo in bellezza con "Non si esce vivi dagli anni 80" e l'immancabile ( e attesa) "Male di miele", cantata a squarciagola da tutti. L'unica pecca è stata l'acustica dell'Idropark, a tratti veramente pessima.

AMICI -
 Prima del grande evento sono saliti sul palco Lele Battista, grande voce e belle melodie come nella sua "Trieste". E i Sux! di Giorgio Ciccarelli che hanno preparato il pubblico con una scossa notevole di adrenalina e simpatia.

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