Addio a Richard Wright

Scompare a Londra il tastierista dei Pink Floyd e un libro trasforma in cult i posti di quelle canzoni

L’ultima notte di agosto con Richard Wright, il tastierista dei Pink Floyd scomparso ieri a Londra, è stata nel 2006 a piazza San Marco a Venezia. Accompagnava l’amico David Gilmour in un concerto solista che non dimenticheremo più. Ad un certo punto Gilmour gli si è avvicinato e gli ha dato una paccata sulla spalla come a dire: “Richard, senza quelle tastiere non saremmo mai andati fino in fondo”.  La musica dei Pink Floyd, aurora boreale e visionaria della storia della musica del XX secolo, deve comunque qualcosa anche a Wright.

RICHARD WRIGHT
- Quelle tastiere sono diventate un filtro sonoro nella pietra miliare Dark Side of the Moon,  la sua persona schiva e appartata ha fatto da muro di gomma nel contrasto tra Gilmour e Waters. Il musicista di Cambridge sapeva bene come era nata la parabola artistica della band inglese, perché lui è stato tra i soci fondatori di quel gruppetto scalmanato: il calendario segnava 1964, ma Syd Barrett  non immaginava che stava ammucchiando i moschettieri del nuovo sogno psichedelico.

FLOYDSPOTTING
- Al di là della svolta musicale, i luoghi dei Pink Floyd sono già un percorso cult tra Cambridge e Londra. Alfredo Marziano e Mark Worden li tracciano in un libro-guida alla loro geografia. Floydspotting, edito da Giunti, è una pubblicazione curiosa nel viaggio affascinante dei posti che già sono un mito: dal giardino della copertina di Ummagumma alle loro case natali, dai locali che li hanno trasformati in mito al prato di Lulubelle III.

L'EREDITA' - Quei luoghi non saranno soltanto “memoria”, ma la spiegazione di un “mistero musicale” a cui Richard Wright ha preso parte. Si spegne il sogno della reunion, ma si riaccende la convinzione che la musica di icone come Pink Floyd o Beatles suonerà sempre negli animi delle nuove generazioni perché ha saputo condensare arte, sperimentazione e innovazione.