Recensione Concerto Soundgarden

A volte (fortunatamente) ritornano

Energia e carisma per l'atteso concerto dei Soundgarden, in Italia dopo sedici anni

Con la bella stagione, l'immensa Arena di Milano Rho Pero si prepara per ospitare i maxi concerti dell'estate. A scaldare il palco in attesa della tre giorni dell'Heineken Jammin Festival di luglio ci pensa, lunedì 5 giugno, un gruppo d'eccezione, i Soundgarden. La band di Seattle capitanata da Chris Cornell torna in italia dopo un'assenza di sedici anni, e lo fa in grande stile, rispolverando molti brani del passato. "Abbiamo solo quelli", scherza un Cornell di bianco vestito, insolita mise per uno dei padri del grunge.

E così, dopo un'intro venata di psichedelia con Searching With My Good Eye Closed (da Badmotorfinger), Cornell e soci ripropongono i tanti successi di Superunknown (1994), tra gli album più apprezzati da pubblico e critica, come Spoonman, Fell on Black Days e The Day I Tried to Live. Se si esclude Live to Rise, la hit realizzata per la colonna sonora del film Avengers, la setlist pesca tutta dai gloriosi anni Novanta. Blow Up the Outside World e Black Hole Sun vengono cantate con energia anche dal pubblico, mentre nel finale, Slaves & Bulldozers è la conferma di come il sound del gruppo sia rimasto qualitativamente invariato. In alcuni momenti la voce del carismatico Cornell mostra i segni dell'età, ma l'alchimia dei musicisti non sembra affatto danneggiata dalla lunga pausa di riflessione che la band si è presa tra il 1997 e il 2010. Vedremo cosa ci riserveranno nel prossimo album, previsto per ottobre.

Un discorso a parte meriterebbero le band di apertura, che si sono esibite dal pomeriggio, davanti a un esiguo numero di spettatori. Triggerfinger, Refused, The Afghan Whigs e The Gaslight Anthem sono stati indubbiamente penalizzati dalla scelta di un giorno infrasettimanale per un evento di tale portata.