Recensione Concerto Sergio Caputo - Milano

A tu per tu con Sergio Caputo

Cronaca di un'intima (e surreale) serata alla Salumeria della Musica con il cantautore romano

Amplificatore Peavey Classic 30 alle sue spalle. Chitarra elettrica Ibanez in coppia ad un'acustica Epiphone schiena contro schiena alla sua destra. Ed un leggio per il suo iPhone posizionato a sinistra. Al centro c'è Sergio Caputo che ha lasciato per qualche giorno ha lasciato Los Angeles per esibirsi in concerto alla Salumeria della Musica. E regalare una serata molto intima e divertente, ritmata non solo da canzoni, ma anche dalle spiazzanti (e a volte nonsense) battute del cantautore romano. Tra aneddoti dei suoi esordi alla fine degli anni Settanta e qualche considerazione sulla creatività pubblicitaria in Italia.

Non ha una vera e propria scaletta. Procede a braccio, fra istantanee ispirazioni e richieste da parte della platea. "Mi chiedono perché non pubblico un nuovo disco (il suo ultimo risale al 2009, ndr), ma io ho già scritto 121 canzoni e non è mica facile ricordarle tutte!". Con in mano la chitarra acustica, in assolo, nella prima parte dello show snocciola una decina di brani. Apre con Maccheroni amari, per poi proseguire intonando Millenovecentoottantatre, Mettimi Giù, Io e Rino, Weekend, Ma che amico sei, Effetti personali, Il Garibaldi innamorato, Non bevo più tequila e L'astronave che arriva. "E adesso una  pausa, vado in camerino a bere dell'acqua"... Acquavite? Forse.

Dalle atmosfere blues del primo atto, nel secondo tempo si passa ad arrangiamenti più jazzati. "Mi sarebbe piacuto venire accompagnato dalla mia band californiana, ma il budget non me lo ha permesso". Poco importa. Amplificatore all'iPhone, chitarra elettrica in braccio e il suo gruppo è insieme a lui mentre interpreta Bimba se sapessi, fino al celebre Un sabato italiano e salutare i suoi fan con Mercy Bocù. La notte è un pazzo con le mêches. Che per due sere ci ha sorriso dal palco della Salumeria della Musica.

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