Musical mon amour

I musical si intrufolano sempre di più nei cartelloni dei teatri milanesi. Questione di stile o palliativo?

Guardando i cartelloni dei teatri milanesi, il musical è un genere che abbonda nelle proposte e il pubblico gradisce. Tendenza di passaggio o palliativo per sopperire alla stasi del momento?

MUSICAL E TRADUZIONI - Il musical è un genere che non è di casa in Italia. Lo abbiamo importato dall’oltreoceano, anche se negli ultimi venti anni siamo riusciti persino a farlo a nostra immagine e somiglianza. Se pensiamo all’attività della Compagnia della Rancia, è evidente che recitare un classico in italiano – Jesus Christ Superstar (riproposto al Teatro Allianz fino al 25 novembre) - può apparire come un oltraggio, ma allo stesso tempo anche una via sicura per far filtrare nella nostra lingua storie appartenenti ad altri assetti sociali. "Siamo molto fedeli, traduciamo sempre i testi, sin dal 1988 da quando abbiamo incominciato con la Piccola Bottega degli Orrori - ci spiega Massimo Zenoli della Compagnia della Rancia - Traduciamo sempre testi e canzoni perchè il musical non è solo visuale è uno spettacolo globale. Se non comprendiamo a fondo la storia perchè utilizziamo lingue straniere, perdiamo parte dell'opera stessa.Ovunque è così. Basti pensare al Jesus Christ Superstar che è stato tradotto in 14 lingue."

FEBBRE DA MUSICAL - La nuova stagione teatrale è ripresa da un mese soltanto e già sono passati sui palcoscenici milanesi diversi titoloni: da La Febbre del Sabato Sera allo Smeraldo, in veste super-televisiva con la vedette di Ballando con le stelle Simone De Pasquale a Romeo e Giulietta scritto dalla doppietta Riccardo Cocciante e Pasquale Panella. Gli introiti al botteghino sembrano confortanti. Perché la platea milanese guarda con interesse al musical? "La gente vuole divertirsi. Non vuole pensare a nulla. Sceglie il musical per staccarsi un po' dalla prosa – commenta il direttore artistico del Teatro Nuovo Gemma Ghizzo - Quali alternative abbiamo? Accendendo la televisione, non facciamo che essere angosciati da tutte le brutte notizie dei tg che ci piovono addosso e che non ci risparmiano neanche un giorno. L'alternativa poco consolante è il Grande Fratello”.

MUSICAL O SENZA MUSICAL? -  Al di là dei diversi pubblici, da qui ai prossimi mesi altri titoli torneranno ad invadere il sipario milanese: Petar Pan con le musiche di Bennato allo Smeraldo, Grease e 3 Metri sopra al cielo all'Allianz. C’è chi non vede di buon occhio questa febbre da musical:"Il musical in realtà non ha ragione d'essere perché appartiene alla tradizione americana – ribatte il direttore del Teatro San Babila Gennaro D’Avanzo - Quello che bisognerebbe fare sarebbe inventare un musical all'italiana, con i nostri miti e le nostre canzoni. L'Italia vanta una ricca tradizione, perché non farne tesoro?". Tuttavia, è proprio la compagnia della Rancia a spezzare una lancia a favore di questa voglia di musical e ad affermare che non è una moda: "In Italia il futuro del musical è ancora da costruire perchè non ci sono ancora delle strutture commerciali adatte a questo genere, perchè non ci sono spettacoli fissi - conclude Massimo Zenoli -  Il musical gode di alta quaità e per mantenerla ci vogliono impianti e strutture precise complesse da spostare ogni volta e vi è bisogno di un luogo fisso". Zenoli ricorda il caso del musical Pinocchio. Di fatto, non ci sono teatri e basi economiche che sorreggano uno spettacolo fisso. Basterebbe davvero incominciare con tre produzioni fisse a Milano e Roma?