Intervista a Zucchero

Il 14 giugno suonerà a San Siro: il bluesman italiano è pronto a stipurci ancora una volta

Una nuova sfida per Zucchero, un lungo tour mondiale che ripercorrerà le orme del fortunato Fly World Tour e raggiungerà luoghi mai esplorati prima dal bluesman come le Canarie e la Reunion. Ma Adelmo Fornaciari è una persona che vuole stupire, che ha bisogno, per dirla con parole sue, "di stimoli nuovi e un po' di pepe".

Il tour per presentare il tuo All the best è veramente impressionante, suonerai ovunque in luoghi prestigiosi come la Royal Albert Hall e l'Accademy di New York. E poi il 14 giugno l'attesa data a San Siro. Come è nata quest'idea?
"Bisognava fare qualcosa di diverso, cambiare i luoghi comuni. La musica, la mia musica, ha bisogno di spazi adeguati per essere sentita bene, e San Siro è un sogno che si avvera: è accessibile a tutti; il pubblico avrà tutti i comfort del teatro.

Un nuovo tour dopo 111 date sold out. Che repertorio proporrai?
"Ogni tournèe è molto stimolante, visto il succeso di Fly ho pensato portare in giro la stessa band, a cui si aggiungono James Thompson, Massimo Grego e Beppe Caruso ai fiati. Il repertorio sarà almeno al 50% diverso, farò brani che non ho mai fatto dal vivo o che ho fatto poche volte, ma anche canzoni che non sono state singoli. Ad esempio pezzi come Miss Mary o Bene da Miserere è molto che non le suono, è bello riscoprirle."

Di recente molti artisti hanno "scoperto" il teatro riarrangiando i loro brani in chiave acustica. Avendo a disposizione un enorme teatro, farai lo stesso?
"Di acustico non ne voglio sentir parlare. Le canzoni saranno orientate verso il rock blues, la scaletta sarà cruda e rough. Riproporrò delle sonorità che amo ma sono in un certo senso anticommerciali. Ai miei concerti si viene per ballare, cominceremo piano e poi sarà un crescendo, come un orgasmo. Vediamo se me la cavo."

Un anticipo sull'organizzazione dello spettacolo a San Siro.
"Dico solo che salirò sul palco con una Topolino del '47 targata Reggio Emilia. L'ho scovata durante un viaggio, la stavano portando a demolire, è stato un colpo di fulmine. L'ho presa e fatta restaurare, mi sembrava perfetta per iniziare."

Sei un artista di fama mondiale. In quest'ottica internazionale non ti sembra di trascurare l'Italia?
"L'Italia è una priorità, è un paese che amo e l'unico paese dove vivrei: l'Italia dei paesini, della provincia è insostituibile. Ma su più di 100 date non ne posso dedicare 80 solo all'italia, come fanno altri artisti che poi per una decina d'anni non fanno più concerti."

Questa tua notorietà ti ha fatto stringere diverse amicizie con artisti internazionali. Ci sarà qualche ospite speciale nella tappa milanese?
"Ci saranno degli artisti in apertura, ho tanti nomi in mente ma bisogna vedere se non hanno altri impegni e se sono disposti a venire. Per ora non c'è niente di definitivo."

Un amico in particolare, Luciano Pavarotti, è scomparso di recente...
"Pavarotti lo ricordo sempre, farò Miserere, sarà un momento molto forte. La canterò con lui, come se fosse ancora sul palco con me."

Oggi la musica si affida sempre di più a programmi che cercano nuovi talenti, il più recente è X-factor. Cosa ne pensi?
"Non c'è niente di nuovo, è sempre la stessa cosa. Può essere un trampolino per i giovani però ad essere scelti sono sempre gli stessi stereotipi. Per trovare i veri talenti bisogna andare come un cane da tartufo in provincia, è da lì che vengono fuori quelli che si fanno il culo e hanno qualcosa da dire, sono genuini e non copie delle copie di qualcuno già conosciuto."

In movimento, alla ricerca di nuove emozioni, avere sempre in testa nuovi progetti, forse è proprio questa la chiave dell'eterna giovinezza.

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