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Intervista a Zucchero

Oro, incenso e Adelmo: parte così il tour mondiale di Sugar. "Chi vorrei al mio fianco? Amy, Lucio, Pino Daniele, Pavarotti"

«Bisogna saper andare contro qualcosa. Anche contro un muro. L'importante è andare contro qualcosa.»

Sere d'estate tutt'altro che dimenticate quelle dal 16 al 28 settembre 2016 all'Arena di Verona. Comincia proprio da qui, con dieci show-evento, il tour mondiale di Adelmo Fornaciari, Zucchero per tutti quei fan che hanno acquistato, negli anni di una carriera blues, oltre 60 milioni di suoi dischi.

Ieri era a Londra, domani sarà a New Orleans, oggi fa una tappa a Milano e ha deciso di indossare un cilindro "che appartiene al film Gangs of New York - racconta, e ancora - c'è una bottega di cappelli artigianali a Los Angeles gestita da un messicano e questo cimelio era esposto in bacheca". Un cilindro dal quale non esce nessun coniglio, soltanto un nuovo album, previsto per la primavera del 2016, in cui "volevo ritornare alle mie origini, ai suoni di Oro, incenso e birra". A quel capolavoro del 1989 realizzato con l'amico Eric Clapton e che custodisce Diamante e altre gemme come Diavolo in me, Overdose (d'amore), Il mare impetuoso al tramonto.

Il ritorno di Zucchero, dal 16 al 28 settembre all'Arena di Verona

Il ritorno di Zucchero, dal 16 al 28 settembre all'Arena di Verona

Un nuovo lavoro da presentare in giro per il mondo, passando per l'Olympia di Parigi. Se fossi stato in tour in questi giorni, dopo i drammatici fatti avvenuti di recente nella capitale francese, avresti cantato lo stesso?
"No. Se fossi stato in tournée adesso avrei posticipato le date, come hanno fatto in molti. Sarebbe stato fuori luogo e lontano dal fare una musica come la mia che diverte e trasmette buoni sentimenti. Non me la sarei sentita".

Come hanno fatto gli U2, che si trovavano proprio lì. Tu e Bono siete molto amici: lo chiamerai come ospite all'Arena di Verona? Chi altri vorresti al tuo fianco?
"Pavarotti, Amy Winehouse, Pino Daniele, Lucio Dalla, Joe Cocker. Vorrei avere tutti loro. Purtroppo non si può, magari coinvolgerò alcuni amici come Clapton, Sting, lo stesso Bono".

Non ci sono italiani nella lista...
"Li ho sempre chiamati ma non sono imprevedibili come i colleghi stranieri. Vorrei che nascessero cose come quelle con Bono, prima di un suo concerto a Torino: sono andato a salutarlo a pochi minuti dal live, mi ha dato in mano una chitarra e mi ha proposto di salire per il finale di quella stessa sera. Durante il concerto sono rimasto tutto il tempo chiuso a ripassare. A dire il vero, una cosa simile è successa anche con Jovanotti a New York: l'ho chiamato poco prima, ha accettato e non riuscivo più a farlo scendere dal palco".

Rockstar e cantautori, ma nessun rapper. Non ti piacciono?
"Alcuni di loro sì, mi piacciono tanto, ma non per come cantano. Mi piace il coraggio che hanno di dire cose che il rock e il pop non dicono più, perché il rock e il pop sono diventati troppo per bene. Il blues invece no, è come il rap. Bisogna saper andare contro qualcosa. Anche contro un muro. L'importante è andare contro qualcosa. Andare contro, per esempio, alla vigliaccheria di chi ha commesso i fatti terribili degli ultimi giorni a Parigi".

Restiamo in tema di buona musica, che dice qualcosa. Un paio di consigli da ascoltare?
"È un casino. Mi piace molto la contaminazione country di Avicii, prima del momento tunz tunz, a quel punto spengo tutto. Consiglio Paolo Nutini e Adele e sono in attesa dei Coldplay. Tra gli italiani, De Gregori e il suo omaggio a Bob Dylan".

Deve ripartire per l'America, Adelmo, per ultimare il suo prossimo lavoro che sarà celebrato a dovere. Verona, la prossima estate, si trasforma in una vera città di Zucchero: dieci concerti, una mostra, un festival di musicisti di strada che omaggiano il bluesman e altri mille dolcissimi eventi dedicati a Sugar. Fino ad andare in overdose. Un'overdose d'amore. Un'overdose anche per me.

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