Intervista a Whoopi Goldberg

Incontro con il Premio Oscar, a Milano per l'anteprima nazionale della versione in italiano di "Sister Act"

Sarà stata pure una strana coincidenza, ma il sole è ritornato a Milano poco prima del suo arrivo. Nel primo pomeriggio di ieri, al Grand Hotel de Milan è sbucata Whoopi Goldberg, per presentare la versione italiana del musical Sister Act, andato in scena ieri sera in anteprima al Teatro Nazionale di Milano. Il Premio Oscar, con cui abbiamo fatto una piacevole chiacchierata, deve molto della sua popolarità planetaria al personaggio svitato di Deloris, che la Stage Entertainment ripropone con la voce italiana della giovane Loretta Grace.

Signora Goldberg, nonostante le polemiche, in Italia ci ostiniamo a riproporre i musical cantati in lingua italiana. Che effetto le fa?

"A dire il vero mi incuriosisce ritrovare il mio personaggio che parla un'altra lingua. E poi se ho fatto tutti questi chilometri per essere qui stasera, un motivo ci sarà. Desideravo vedere cantare in italiano Loretta Grace, una ragazza bella, giovane e nera. Nelle pubblicità sull'Italia si vedono poche persone di colore".

Crede che il colore della pelle le abbia precluso l'opportunità di avere altri ruoli?

"No, assolutamente. Temo piuttosto la vecchiaia che purtroppo ha danneggiato molti dei miei colleghi, dimenticati o esclusi dalle scene. Io per fortuna non mi lamento, continuo a lavorare molto anche in televisione".

Cosa bisogna fare per scampare il pericolo?
"Reinventarsi continuamente e sperimentare ogni opportunità".

Sonia Scotti le ha prestato la voce italiana al cinema. Ha incrociato mai la sua doppiatrice?

"Sì e mi piace molto. Ha un'intonazione profonda e nella modulazione rievoca quella mia. Per fortuna non mi sono ritrovata con una vocina tipo questa (fa un verso buffo e sorride)".

È vero che il Presidente Obama ha visto Sister Act a teatro? Cosa le ha detto?

"Ha apprezzato e si è divertito. E poi questo è uno spettacolo che puoi portare a vedere a chiunque, anche alla bisnonna".

È una leggenda tra gli addetti ai lavori o Sister Act ha riscosso simpatia tra le suore?

"Ho frequentato una scuola cattolica e ho imparato che le suore possono essere divertenti. Il mio personaggio, Deloris, è una balena fuor d'acqua e mette le donne con la tonaca in una condizione di sfida. Ho gioito quando le pinguine correvano a vedere lo spettacolo, perché questo ruolo mi ha riportato in un ambiente a me familiare, dove ho passato un pezzetto della mia vita".

Cosa la faceva sognare da ragazzina?

"La televisione. Sono cresciuta soltanto con tre canali. Il cinema in quel piccolo schermo mi trascinava, perché le attrici che amavo, da Bette Davis a Jean Harlow, passavano con disinvoltura da un ruolo ad un altro. Crescendo, ho cominciato a frequentare il teatro, anche se poi da grande avevo un unico sogno: volevo essere Elvis".

Progetti per il futuro?

"Non ci penso, sono troppo pigra".

Sì, ma la pigrizia non mi vieta di chiederle cosa vorrebbe fare da grande...
"La grande. Mi basta".