Intervista a Vito War, il veterano del reggae

Quale pioniere ha scovato e portato in Italia il reggae, musica e cultura nel veterano Vito War

Vito War il veterano. Vito War, quello del reggae, quello del Baretto del Leoncavallo. Vito War è gentile e disponibile, un uomo alto e grosso dietro una consolle a trasmettere da tanti anni tutta la sua passione per la musica di Jamaica.

Le tue sonorità spaziano dal roots alla dancehall, qual è stata l'influenza che il genere ha avuto sulla tua vita?
"Gli inizi sono stati caratterizzati dalla voglia di approfondire questo mondo musicale al quale mi sono avvicinato, come la maggior parte delle persone della mia età, ascoltando Bob Marley. Il reggae era un suono nuovo che alla fine degli anni '70 s'imponeva nella scena musicale affascinandomi e la ricerca del materiale discografico era un'impresa. Ricordo i viaggi a Londra solo per comprare i dischi di importazione dalla Jamaica. Il reggae ha sviluppato in me una voglia di scoperta e di ricerca su un paese così lontano da quello dove vivo; il Reggae mi ha spinto inoltre a cercare di capire come, questi artisti riuscivano a diffondere un messaggio di pace e fratellanza, senza dimenticare di denunciare le ingiustizie che i jamaicani, come i popoli del Terzo Mondo subivano, a partire dal messaggio dello stesso re Bob Marley Get up! Stand up!."

Nasci a Milano e qui vivi la tua esperienza personale sia come uomo che come artista, parlami della realtà reggae nella città meneghina.
"Molti a Milano mi considerano un vero pioniere nel settore. Il tutto nasce per caso, la voglia di proporre questo genere musicale mi ha portato ad organizzare i primi concerti di reggae band italiane ora affermate; gli Irie, Africa Unite, i Pitura Freska e dei Sud Sound System. Mi piace pensare che il grande fermento che ora si respira in città, sia nato dal seme che molti anni fa, io ed altri appassionati del genere, abbiamo seminato e che ancora oggi continuo a coltivare."

Da molto tempo conduci il programma radiofonico Reggae Radio Station su Radio Popolare Network.
"L'avventura radiofonica è cominciata nel Gennaio del 1988 e quindi proprio in questi giorni si festeggia il 20esimo compleanno. Con orgoglio posso dire che Reggae Radio Station è il più longevo programma radiofonico specializzato in musica Reggae in Italia. Tutte le domenica notte, a partire dalle 23.30 fino all'alba su Radio Popolare, vado in onda proponendo selezioni musicali completamente alternative al suono omologato che c'è ed il continuo aumentare degli ascolti negli anni premia il mio lavoro."

Un veterano come te avrà sicuramente affrontato e conosciuto vari dj reggae italiani, qualcuno ti ha colpito particolarmente?
"Scegliere in questo periodo credo sia un compito alquanto difficile, anche se faccio il possibile per restare aggiornato, ma vista la grande esplosione d'interesse e passione per il reggae, ogni giorno nascono nuove crew e nuovi dj che si cimentano nel far suonare dischi su propri Sound System auto costruiti o semplicemente in vari club o centri sociali sparsi in tutta Italia. I-tal Sound & Bass Fe Mass, One Love Hi Powa, Rasta Snob, Consciouns Sound, Mimmo Super Bass, Pier Tosi, si tratta di veterani che come me hanno creduto che anche in Italia ci si potesse innamorare di una musica così bella e vibrante e che ci si potesse riconoscere nel messaggio positivo che porta dentro."

Dopo la leggenda Marley, oggi e a livello mondiale, quale peso ha sulla musica e sulla cultura il reggae?
"Ho 40 anni e ho vissuto un reggae molto diverso da quello che ci viene proposto oggi del resto sono passati molti anni e anche il reggae è cambiato. Il consiglio che posso dare è quello di non fermarsi solamente alla visione superficiale del mondo che circonda questa musica, che spesso viene fatto passare in maniera folkloristica, ma di approfondire la conoscenza di tutto il pensiero politico e religioso che attraverso queste note così suonate, viene diffuso."