Intervista a Vito Tartamella

Scostumati o irriverenti? No, arriva il libro "Parolacce" che rompe finalmente ogni tabù

Senza essere scostumati, confessiamolo pure. Una volta nella vita le parolacce le abbiamo dette tutti: da Dante a Leonardo Da Vinci, da Shakespeare a Roberto Benigni. Il giornalista Vito Tartamella, caporedattore del mensile Focus, indaga 4.000 anni di imprecazioni, oscenità ed insulti nel volume Parolacce (BUR, Euro 9,80). Un libro che risponde in maniera scientifica e divertente a tante curiosità e quesiti per capire che forse non riusciremo mai a smettere di dire parolacce.

Tartamella, lei che viene dal giornalismo scientifico, ci provoca con un libro sulle parolacce. C’è qualcosa tra la scienza e la parolaccia?
"Senza dubbio. Anche se sembra un argomento di così bassa lega, per essere compresa fino in fondo la parolaccia deve essere indagata dal punto di vista linguistico, sociologico, religioso, giuridico. Per capire i sistemi di tabù, occorre scomodare tantissime discipline. Ed è stata un'impresa faticosa".

Scavando nella letteratura, cosa l'ha sorpresa ritrovando in certe situazioni canoniche la parolaccia come "intruso"?
"Diciamo pure che la parolaccia è stata più di un intruso. Nel Quattrocento e nel Cinquecento era addirittura protagonista, tanto è vero che c'erano diverse opere che ci farebbero impallidire, farebbero impallidire anche uno scrittore come Aldo Busi. Pensi che la prima parolaccia apparsa in italiano volgare è addirittura in un affresco di una Chiesa, anche se le parolacce le ritroviamo in Shakespeare come nella Bibbia. Le sorprese sono davvero tante".

C'è un confine tra parola offensiva e parolaccia?
"Esiste ma è labilissimo. Infatti, alcune parole normali nel corso della storia possono trasformarsi in parolacce così come può verificarsi il processo inverso. Pensi alla parola negro. Tutto dipende dalla connotazione, o meglio dall'emozione che quel termine veicola".

Nel calderone mediatico la parolaccia fa ancora scalpore. Ceccherini è stato cacciato dal reality L'isola dei famosi. Siamo ancora troppo perbenisti?
"Quella di Ceccherini è una parolaccia particolare, è una bestemmia, che offende la sensibilità religiosa, molto elevata in Italia. Abbiamo fatto un sondaggio su Focus e la bestemmia si è affermata come la parolaccia peggiore di tutte. Comunque, credo che la vera volgarità sia la presunzione di utilizzare il dolore o altre emozioni basse per fare audience".

Quale parolaccia preferisce il popolo di Internet?
"Facendo una ricerca su Google, chiunque potrà accertare che la parolaccia più diffusa in rete è tette. Sul web prolifera l'industria del porno e questa parola è un amo lanciato nell'oceano di Internet per far abboccare i navigatori alla ricerca di pornografia".