Intervista a Vincenzo e Matteo Cerami

Padre e figlio insieme per l'amara commedia "Tutti al mare"

Dopo una carriera costellata di collaborazioni con Pierpaolo Pasolini, Marco Bellocchio e Roberto Benigni, Vincenzo Cerami ha firmato la sceneggiatura di Tutti al mare, il film d'esordio del figlio Matteo. Vi si racconta, non senza una punta di pessimismo e amarezza, una giornata nel chiosco di Maurizio (Marco Giallini), un single di mezza età che vive ancora con la madre. Attorno al locale gravitano personaggi di ogni tipo, interpretati da attori come Gigi Proietti ed Ennio Fantastichini. Chiare le affinità con Casotto, film cult degli Anni Settanta diretto da Sergio Citti e sceneggiato dallo stesso Vincenzo Cerami.

È più facile o più complicato raccontare l'Italia oggi?
Vincenzo Cerami: "Una volta i personaggi erano più caratteristici. Davanti a una persona, subito si poteva capire la sua storia. La commedia all'italiana era il trionfo dei piccoli borghesi, gli antieroi per eccellenza. Ora i personaggi di una storia vanno scoperti gradualmente. Il film di Citti è stato girato ai tempi del terrorismo, un periodo difficilissimo, in cui però ancora la gente aveva fiducia nel futuro. Oggi le persone assistono a un vero e proprio rimpasto del mondo. Sono disorientate e incerte".

Matteo, temevi il confronto con Casotto?
"No, perché Tutti al mare è nato come un omaggio al film di Citti. Ne abbiamo replicato la struttura corale 'disordinata', cambiando diversi elementi. L'Italia di quel tempo non c'è più, ora è tutto più sfumato e spaventoso. Il chiosco di Maurizio non è un rifugio ma un palcoscenico. Nessuno fa mai il bagno e ovunque aleggia un forte senso di vuoto".

Come avete lavorato?
Matteo: "Direi che ci siamo basati sull'osservazione antropologica. Conosco molto bene quel tipo di romano: per tutto l'anno si controlla e appena arriva in spiaggia si lascia totalmente andare".

Cosa ne pensate della decisione di aumentare il prezzo del biglietto del cinema?
Vincenzo: "Mi sembra assurda, credo sia uno dei sintomi dello stato di salute dell'Italia. Come il progetto per la chiusura di Cinecittà. Vogliono distruggere il luogo dove è nato il cinema italiano per costruire condomini e centri commerciali. Il grande Federico Fellini praticamente viveva lì. È la dimostrazione che nel nostro Paese non esiste la cultura della cultura".