Intervista a Ultima

La band supporter dei Negramaro presenta il nuovo album Sanguemiele

Paolo Ciotta (voce/chitarra), Francesco Negroni (chitarra), Davide Passantino (basso), Giovanni Lanfranchi (pianoforte, violino, sampling) e Maurizio Vallati (batteria) sono gli Ultima, la giovane band pavese che ha conquistato il pubblico con l'opera prima Sanguemiele.

Il primo album non è mai facile. In "Sanguemiele" avete mescolato bene le carte: melodia, rock energico e qualche pizzico di elettronica. E’ solo un gioco di prestigio?
"In parte sì. E' il risultato dei nostri molteplici gusti personali che fondiamo in sala prove".

Come sono nate queste canzoni? In viaggio, a casa, accovacciati su una panchina...
"Le canzoni nascono di notte, dal silenzio..."

Avete fatto da supporter ai Negramaro. Cosa vi è rimasto di quella esperienza live?
"Suonare davanti a cinquemila persone è un'emozione indescrivibile. L'adrenalina che c'era nell'aria è rimasta nei nostri ricordi. L'ingresso sul palco è stato un po' difficile da affrontare, ma poi è stato tutto fantastico".

Il web ha tirato fuori molte band emergenti, senza farci scampare il pericolo di una musica che si assomiglia tutta, dove si fa faticare ad individuare un sound resistente. Cosa pensate?
"Internet ha permesso a molti artisti di mettersi in luce. E' la strada più comoda e più semplice da intraprende per cercare di farsi notare. Purtroppo è diventato difficile creare qualcosa di originale e, per distinguersi dagli altri, ognuno ha i suoi metodi. Una forte identità di gruppo è alla base. Una soluzione è produrre un sound riconoscibile che possa identificare la band".

Quali sono state le vostre mosse per mettere la testa fuori dal guscio, guardando alla realtà pavese da cui provenite?
"Inizialmente abbiamo puntato tutto sull'autopromozione, ma il primo cambio concreto si è verificato con l'arrivo del nostro attuale produttore Davide Maggioni. La situazione si è evoluta con tante esibizioni e il contratto alla Rusty Records. E' indispensabile essere supportati da strutture solide per poter uscire dal proprio guscio".

E i locali? In Italia c’è chi li maledice, ma anche chi li valorizza come trampolino di lancio...
"Nel nostro Paese siamo penalizzati da alcuni locali che preferiscono puntare tutto sulle cover band. Per fortuna ci sono realtà che vogliono osare e danno più spazio a chi come noi, non si limita ad imitare gli altri, ma crea la propria musica".

Non è mai stata facile la convivenza di un gruppo. Cosa fate per rendere frizzante l’atmosfera?
"Prima di tutto siamo cinque amici, caratterialmente diversi e con un grande rispetto reciproco. E' il nostro modo di essere a rendere l'atmosfera elettrizzante. Insieme non ci annoiamo mai".

E un paio di sogni da raccontare?
"Vivere grazie alla nostra musica. Un concerto in uno stadio o magari all'Arena di Verona".

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