Intervista a Tom Ford: da stilista a regista

Lo incontriamo a Palazzo Marino per la presentazione del suo primo film: "A Single Man"

Lo stilista Tom Ford presenta a Palazzo Marino la sua prima creazione cinematografica: A Single Man, tratto dall'omonimo romanzo di Isherwood del 1964, nelle sale da venerdì 15 gennaio. Ad accoglierlo l'Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory. "C'è qualcosa che unisce la macchina da presa a quella da cucire ed è l'attenzione per i dettagli - esordisce l'Assessore - "Un film tratto da un libro che Adelphi pubblica nuovamente per l'occasione. Un lavoro che ha come temi centrali la paura e l'assenza, che coniuga etica ed estetica. E ancora... l'impossibilità di trasferire agli altri il dolore della perdita; ecco da dove viene il titolo A Single Man. Il suo protagonista, riscontrando la presenza dell'assenza negli oggetti, restituisce loro importanza e dignità".

Come mai, Signor Ford, ha deciso di indossare solo ora, cinquantenne, le vesti del regista e non prima?
"Ho sempre pensato che tutto accada per una ragione. Quello di produrre un film era un progetto che avevo in mente da tempo. Circa un anno fa si sono generate le condizioni perfette perchè ciò potesse avvenire. Per fare un film, così come per creare un abito, si deve avere una visione e poi saperla guidare nella direzione giusta".

Quanto di se stesso ha messo nel personaggio di George, il protagonista?
"Mi ci identifico parecchio, lo ammetto. Anch'io, come lui, quando ho lasciato la Maison Gucci sono stato incapace di vedere il mio futuro; poi, con il tempo, ho imparato a vincere la paura e a vivere ogni giorno il presente. Ad ogni modo, posso affermare che c'è un po' di me in tutti i personaggi".

Come ha scelto gli attori e come è riuscito a convincerli ad accettare i propri differenti ruoli?
"Non è stato così difficile per me interagire con loro dal momento che li conosco personalmente. Colin (Firth, ndr) era perfetto per il ruolo, data la sua capacità sbalorditiva di comunicare solo con lo sguardo. Anche Julianne Moore è stata subito la mia prima scelta. Il fatto che abbiano accettato non dipende da me, ma dalla sceneggiatura. Quando Julianne accettò, le dissi che era stato molto gentile da parte sua. Lei mi rispose che non si trattava di gentilezza poichè la cortesia non era una cosa che si poteva permettere. Accettò perchè il personaggio che le avevo proposto si adattava alla sua persona".

Che ruolo gioca l'omosessualità nel suo film? E come mai nel secondo trailer è stata censurata la scena del bacio fra due uomini?
"L'omosessualità non è nemmeno uno dei temi trattati. Si parla di amore e il fatto che questo si generi in una coppia gay non ha alcuna rilevanza. Per quanto concerne il trailer, in Italia lo vedrete non censurato; in America invece, dove persiste ancora il puritanesimo, ho dovuto accettare che quella scena venisse eliminata". 

Tra moda, cinema, letteratura e musica, qual è il suo primo interesse ora?
"Ad essere onesto, tutti e quattro. Ciò che conta per me è poter creare qualcosa, potermi esprimere. Quando me ne sono andato da Gucci, per un breve periodo mi sono sentito privato della voce".

Qual è la sua formazione cinematografica? Quali i suoi registi preferiti?
"Adoro Gus Van Sant, Kubrick, Antonioni, ma dal punto di vista visivo mi ispiro a Hitchcock".

Cosa pensa di Milano?
"Milano per me significa molto, è la mia seconda casa. Amo l'Italia e non lo dico con la cognizione dei turisti. Credo davvero in questo Paese. Ieri sera ero ospite del programma televisivo di Fazio e ho chiesto appositamente che mi venisse rivolta una domanda su Milano. Sotto la mia etichetta Tom Ford c'è scritto made in Italy".