Intervista a Studio 2012

Scambio di battute con metà del duo artistico milanese, di scena il prossimo 20 febbraio al Sgt. Pepper's

Studio 2012 è un duo artistico composto da Leone Landolina e Riccardo Falletta. Quest'ultimo ora vive e lavora a Berlino, da dove continua la collaborazione con Leone, che invece staziona nel cuore della Milano creativa: in quel quartiere di Porta Ticinese dove non solo abita, ma in cui il prossimo 20 febbraio porterà in uno dei locali più freschi della zona, il Sergeant Pepper's, un pezzetto dell'arte di Studio 2012. Ovvero, tele e video dove si incrociano animazioni 3D, schizzi a mano, grafica digitale. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Leone.

Allora Leone, che cosa puoi dirci per spiegarci meglio l'arte di Studio 2012?
"Io chiamo i nostri lavori "random precision": è un'espressione che rispecchia il nostro metodo. Se Riccardo è preciso, geometrico, io sono istintivo, schizzo in maniera materica e informale. Non si tratta di puro astrattismo, ma il figurativo è quasi assente".

Da dove arrivate tu e Riccardo?
"Veniamo entrambi dalla street art, anzi dal writing ignorante degli anni '90. Infatti nei nostri quadri non mancano stencil e bomboletta".

Ora metà di Studio 2012 si trova a Berlino, come mai questa scelta?
"Berlino è una città che si è rivelata sempre più prolifica, specie negli ultimi due anni. È molto creativa, dinamica, per questo Riccardo ha scelto di viverci. Io invece sono stato qualche anno a Londra, ma ora sono tornato a Milano. Me ne ero andato 5 anni fa perché odiavo tutto di questa città, adesso le voglio più bene".

Cosa non ti piaceva di Milano?
"Era troppo dissestata, caotica. Non che Londra non lo sia, anzi, ma dava e dà tuttora più spazio alla creatitvità, allo scambio, all'espressione dei giovani. Milano in questo senso non era così stimolante, e al confronto non lo è nemmeno ora. Questa amministrazione comunale cerca di castrare il nuovo con ogni mezzo. La chiusura della Conchetta (il centro sociale Cox 18, sgomberato e chiuso per ordinanza del Comune lo scorso 22 gennaio, n.d.r.) è forse uno degli esempi più recenti di questa politica incomprensibile".

La situazione non è delle più felici in effetti, che cosa ti fa arrabbiare di più?
"La mancanza di investimento sui giovani è palese e altrettanto assurda. Dal canto loro i ragazzi capiscono perfettamente la situazione e cercano di arrangiarsi come possono, magari come abbiamo fatto noi di Studio 2012: si diventa un po' imprenditori di se stessi, si mette in piedi un'attività e attraverso amici e conoscenze si cerca uno spazio in cui mettere in mostra la propria arte, dove ci sia un angolo per la comunicazione e l'espressione. Il Sergeant Pepper's per noi significa proprio questo e infatti il prossimo 20 febbraio lì si incontreranno una nostra mostra e il dj set di Piovrasound e Narco, i nostri dj di fiducia. Il tutto è organizzato da Funk the System, un altro progetto in cui metto del mio".

Per la serata al Sergeant Pepper's che cosa vedremo di Studio 2012?
"Il locale avrà alle pareti i nostri quadri. E poi nella stessa serata proietteremo il video Clockwork. Si tratta di un corto di ambientazione urbana che ha come tema l'alienazione e il freddo metropolitano, rappresentato attraverso immagini filmate in 3D. Lo realizzammo su commissione per uno studio di Firenze che voleva produrre un video in 10 capitoli sullo stesso argomento, poi non se ne fece nulla per motivi economici, ma a noi è rimasto questo cortometraggio significativo".

Invece, che cos'è esattamente Funk the System?
"È un progetto nato da un anno circa, ad opera di un gruppo di amici: c'è chi fa il dj, chi il barman, chi l'addetto alla logistica, chi il p.r., io son l'art director. Insieme creiamo degli eventi i cui ingredienti principali sono i dj set di musica elettronica e le mostre correlate, come nel caso della serata del prossimo 20 febbraio al Sgt. Pepper's".

Ultima curiosità: come mai il nome Studio 2012?
"Il nostro nome è un chiaro riferimento alla data che i Maya hanno indicato come fine di un ciclo di tempo, la cosiddetta quarta era. Da lì si sono sviluppate tante profezie sulla fine del mondo, con dei toni catastrofisti che però non condividiamo e non ci interessano. Anzi, di questi tempi serve fiducia, se si vuole portare un cambiamento anche nella nostra Milano".