Intervista a Simona Vigo

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Intervista a Simona Vigo

AUTORE
Ivan Donati
DATA NEWS
giovedì 12 luglio 2007
ARGOMENTI
Simona Vigo, Agorarte, galleria, arte, quadri, mostre, pittura, scultura, personali, cultura, artisti

La curatrice di mostre della Galleria Agoràrte: traduttrice di universi artistici, le mani toccano l'arte, il cervello la carpisce, il cuore la sfiora

Simona Vigo, idea e organizza mostre alla Galleria Agoràrte. La si intervista in occasione di Mi Mundo, personale di José Demetrio: un universo energico di colori e la forza delle valenze simboliche. Fra casette abitate da spilli e sfumature cariche e intense, fra tele che neutralizzano la pioggia scrosciante e il vocio dei visitatori felici, si inizia a parlare - e capire - cosa comporti creare un percorso d'arte.

Cosa significa nel concreto essere curatrice di mostre?
"In primo luogo monitorare le realtà artistiche, le proposte, a seconda anche del proprio livello di specificità, della formazione, della linea della galleria e della disponibilità intellettuale dell'artista. Bisogna instaurare una relazione di fiducia e reciproca stima con l'artista che si sceglie. Valuto e seleziono con autonomia e con figure che mi aiutano e mi segnalano figure interessanti. Individuo l'artista, stabilisco il percorso che si può gestire: una collettiva o una personale, sapendo anche aspettare, se necessario, la maturazione dell'artista senza tormentarlo. A volte sono gli artisti stessi a proporsi e, anche laddove non espongono nell'immediato, cerco sempre di mantenere dei raporti duraturi: si tratta sempre di scambi culturali proficui."

Quando una mostra ha successo?
"Una mostra si considera dal punto di vista qualitativo, commerciale e per interesse suscitato nel pubblico. Non sempre il livello qualitativo è così scontato come potrebbe sembrare. Noi lo perseguiamo e abbiamo riscontri nel pubblico perché ci impegnamo a proporre delle belle mostre. Agoràrte è frequantata non solo da chi le opere le compra, ma anche da chi vuole confrontarsi con i percorsi proposti."

Dove sta andando l'arte a Milano?
"Milano spesso tende a privilegiare artisti "nel giro", o certi nomi caldeggiati da critici famosi: non sempre c'è capacità e voglia di osare e di puntare sul nuovo o sull'insolito. E ahimè spesso si cade nel commerciale, nello scontato. Noi cerchiamo di evitarlo, ma le difficoltà ci sono: non c'è tutta questa grossa apertura verso i nuovi artisti."

Si sente mediatrice tra il mondo dell'arte e quello del pubblico?
"Sento la responsabilità di essere tramite tra un universo artistico e quello della fruizione popolare. Quando scelgo un artista ci sono tanti interlocutori diversi da colpire: critici e visitatori, altri artisti e galleristi: devo declinare lo stesso messaggio per pubblici diversi senza scalfire il significato autentico del messaggio artistico. E non è facile."

Quanto c’è di lei in Agorarte?
"C'è moltissimo di me. Lavoro con molta passione. Cerco di capire gli artisti. E ogni volta mi stupisco, mi metto profondamente in discussione a imparo, conosco, vivo l'arte: dagli aspetti concettuali a quelli più pragmatici - come appendere un quadro e posizionare una casetta facente parte di un'installazione. In fondo il mio è un lavoro di traduzione, di analisi, di comprensione di segni, di poesie artistiche che poi pongo in condivisione con il mondo."

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