Intervista a Silvio Muccino

Al suo debutto alla regia, il giovane romano parla di amore, paure e mostri sacri del cinema

Per presentare Silvio Muccino versione regista basta quello che di lui dice l'attrice Aitana Sanchez-Gijon: "E' ossessivo e maniacale: mi faceva girare certe scene fino all'esaurimento, finchè non vedeva in me quella particolare luce negli occhi. Questo ragazzo di 25 anni ha una maturità molto più grande della sua età. Per questo è riuscito a fare un film come Parlami d'Amore". Il film è l'opera che segna il debutto di Muccino Jr dietro la macchina da presa, ed è tratto dal romanzo che scrisse a quattro mani con Carla Vangelista, Parlami d'amore appunto. L'uscita del film è accompagnata dal cd Parlami d'amore (Sony/BMG), con la colonna sonora composta da Andrea Guerra e un brano cantato da Skin.

Prima il romanzo, ora il film. Sentivi proprio l'urgenza di raccontare la storia d'amore tra Sasha e Nicole...
"La voglia era quella di raccontare l'incapacità di lasciarsi andare ad un sentimento come l'amore, che non è affatto rassicurante.Questa però è una storia non solo di amore, ma di vita, di paure, di sensi di colpa e di fantasmi che vengono dal passato. Sono curioso di vedere come verrà accolto. Esce a San Valentino, ma penso che Parlami d'amore non sia esattamente ciò che ci si aspetta di vedere sugli schermi per quel giorno: sarà spiazzante".

Parlami d'amore è un film che tocca molti temi, come hai appena detto tu. Quale di questi senti più tuo?
"C'è una frase che torna nel film: "Non mi vedi perché stai guardando nella direzione sbagliata", è significativa perché invita a rendersi conto di cosa significa davvero amare, e cioè soprattutto mettersi in gioco. E' quello che succede a Sasha: le lezioni di seduzione che gli dà Nicole sono solo un pretesto per imparare a mettersi a nudo".

Tu cosa intendi per seduzione?
"Per sedurre qualcuno è indispensabile prendersi il rischio di essere nient'altro che sé stessi, anche con le proprie paure: per questo sedurre è rischioso. Ma senza questo rischio non ci sarebbe vera seduzione".

Coma hai scelto le tue compagne di set? Cominciamo da Aitana Sanchez-Gijon.
"Avevo visto Aitana in Io non ho paura, ma è stata la produzione a segnalarmela. Ho capito che sarebbe stata perfetta per Nicole quando ci siamo incontrati a Madrid, dopo che lei aveva letto la sceneggiatura. E' scesa dal taxi vestita e pettina esattamente come la si vede nel film: in quel momento avevo davanti Nicole, non Aitana. E quando un attore riesce a fare questo, non hai bisogno di fare altri provini".

E invece per il ruolo di Benedetta hai scelto Carolina Crescentini...
"Durante il casting mi sono reso conto che tra Carolina e il suo personaggio di Notte Prima degli Esami Oggi c'era un'enorme distanza. Mi ha colpito il suo sguardo profondo e la sua volontà ferrea. Il provino è durato quattro ore, ore in cui lei è riuscita a cambiare la sua recitazione, a plasmarsi per capire chi era il personaggio. Anche in questo caso non ho avuto bisogno di altro per convincermi a volerla nella parte di Benedetta".

Da bravo cinefilo hai inserito delle citazioni cinematografiche nel tuo primo film.
"Ci sono degli omaggi, ma sono molte anche le suggestioni: io sono cresciuto in una famiglia dove le immagini erano onnipresenti, sono cresciuto a pane e cinema. Il dialogo tra Sasha e Nicole all'inizio del film, su quel ponte a Roma, è un riferimento a Fino all'ultimo respiro di Godard. Per me la Nouvelle Vague francese è stata una lezione sulla rappresentazione dei sentimenti. La scena in cui vengo menato, invece l'ho girata al muro dell'Ara Pacis, citando un grande che non sono all'altezza quasi neanche di nominare: il Bernardo Bertolucci del Conformista."