Intervista a Sam Smith

Incontro con il giovane cantautore inglese, vincitore di 4 Grammy

È stato il primo artista maschile in 34 anni a vincere, dopo la pubblicazione del disco di debutto, un Grammy in quattro categorie tra le più rilevanti: Sam Smith è stato premiato per la Canzone dell'anno e per la Registrazione dell'anno (la hit Stay With Me), come Nuovo Miglior Artista e per il Miglior Album Pop Vocale, In The Lonely Hour.

Stasera Milano accoglie il giovane cantautore inglese con un sold out per il suo live italiano – le prossime date sono il 20 giugno all'Assago Summer Arena (Milano) e il 21 giugno a Rock In Roma.

Sam Smith

Sam Smith

Nel 2012 il singolo Latch ti ha portato notorietà in Inghilterra; da lì non ti sei più fermato, collezionando premi, collaborazioni, vendite e tanti applausi dal pubblico e dalla critica.Com'è cambiata la tua vita negli ultimi due anni?
"Faccio prima a dire cosa non è cambiato, il colore dei miei occhi! Oggi tutto è diverso, sto facendo esperienze emozionanti e anche estremamente gratificanti".

Il pubblico ti ama e collezioni premi, a cominciare dal Brits Critics' Choice Award che ti ha eletto miglior artista emergente.
"Da lì in poi tutti mi davano pacche sulla spalla, dicendomi che le cose sarebbero andate benissimo. Quando ho mandato Stay With Me alla casa discografica erano tutti felicissimi, sembrava avessi scritto la miglior canzone di tutti i tempi. Io credo che per costruire una carriera brillante servano la fortuna, un'etichetta discografica, l'appoggio della stampa, ma la cosa più importante è che le persone apprezzino la musica che fai, che comprino i dischi, che vengano a vederti ai concerti. Altrimenti, sei fritto (ride, nda)".

Vincere i Grammy ha fatto salire la tua autostima o ha fatto crescere la pressione di dover essere sempre all'altezza di te stesso?
"La notte dei Grammy avevo l'autostima a mille, il giorno dopo pensavo come posso rifarlo? Ma il punto è che non voglio rifarlo: voglio crescere, avere una carriera lunga, vendere dischi e fare concerti. Tutti questi ingredienti, forse, mi porteranno a vincere di nuovo".

Come definiresti la tua musica?
"Direi onesta, e quindi coraggiosa. Mi chiedo ogni giorno cosa faccia funzionare il disco... forse il fatto che le persone ci si riconoscano, perché l’ho scritto con onestà. La mia musica è anche triste. Del resto, il disco si intitola In The Lonely Hour. In Inghilterra il boss dell’etichetta mi aveva suggerito di cambiarlo proprio perché è un po’ deprimente. Ma io ho sentito che dovevo fidarmi di quello che provavo. La gente è sia triste sia felice, no (i fan accampati già da mezzogiorno fuori dall'Alcatraz in attesa del concerto sono tutto tranne che infelici ­ piuttosto impazienti ed elettrizzati, nda)?"

A giudicare la tua storia fin qui, possiamo dire che il tuo prossimo album sarà positivo e allegro.
"Naaa, ho scritto due canzoni e sono tristissime (ride, nda). Una cosa so per certa: questo album parla di solitudine, il prossimo affronterà più temi perché nella mia vita nel frattempo sono successe un sacco di cose. E sarà ruvido e ancora più onesto".

Hai registrato una versione del tuo brano Lay Me Down con John Legend, per un’iniziativa di charity. Ci spieghi?
"Questo duetto è il singolo ufficiale del Red Nose Day, che raccoglierà fondi per Comic Relief. John ha un enorme talento, da tempo dicevamo di voler fare qualcosa insieme. Come tutte le collaborazioni, è nata in maniera molto naturale e sono davvero felicissimo".

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