Intervista a Roy Paci e Aretuska

Produttori indipendenti, nuova legge a tutela della musica, note dalla Sicilia con furore

Roy Paci torna per una maratona musicale al Rolling Stone assieme agli Aretuska. Oltre ad essere un musicista di qualità è anche un produttore indipendente. Un'impresa non facile in un momento come questo dove il mercato discografico si è trasformato in una vera giungla.

Cosa ti aspetti da un'ipotetica legge che regoli il mercato discografico?
"Mi aspetto che si concretizzi e non resti un tentativo vano. La necessità, a mio modesto parere, non è soltanto quella di togliere l'iva dal costo di un cd. Occorre creare commissioni che monitorino l'attività dei produttori indipendenti e agevolino coloro che lanciano prodotti di qualità. Per una volta mi piacerebbe tornare a casa e dire a mia madre che faccio il musicista per mestiere".

Hai preso sempre le distanze dalla televisione. Perchè hai scelto di far parte del cast musicale di Zelig?
"Credo che questo programma sia l'ultima oasi interessante della televisione dei giorni nostri".

Parliamo dell'ultimo album. "Parola d'Onore" non propone solo ritmo ska, ma anche altri generi musicali. Come mai questa scelta?
"Perché mi piace sperimentare la musica. Non mi piacciono le ortodossie. Non mi piace rimanere prigioniero di un genere, di uno stile ben definito. Mi è sembrato giusto, ma anche naturale dare respiro a questo progetto. Ho potuto notare che molti dei nostri amici, così chiamo chi ci ascolta, lo hanno apprezzato. Secondo me è importante educare a sonorità nuove. Per me è stato naturale, soprattutto perché viaggio molto ed anche perché io nasco nell'ambito di questa mescolanza di suoni ska reggae molto pachanguera. Non posso dimenticare quello che accadeva in Radio Bemba."

I titoli dei tuoi album, "Baciamo le Mani", "Tuttapposto", "Parola d'Onore" che storia raccontano?
"È un percorso ironico, creato soprattutto per riappropriarsi delle parole che appartenevano ai codici siciliani antecedenti lo stile mafioso. Baciamo le mani per esempio era una frase che pronunciava mio nonno come forma di rispetto nei confronti del padre della sua fidanzata. Sono tutte parole e modi di dire propri del vernacolo siciliano. La tradizione è importante, non posso buttarmi a capo fitto nelle cose senza sapere cosa è successo prima, è la conoscenza del proprio passato la base di ogni cosa, anche nel caso della musica."

Chi è il pubblico di Roy Paci e gli Aretuska?
"Degli amici, che vengono ai concerti. Un concerto è una grande festa perché il  modo di esprimersi è pieno di energia e positività. Non è però solo un momento festaiolo, ma pure di riflessione perché a volte le mie cosette le sparo, pungo abbastanza e parecchio."

Sei un trombettista, un cantante, un autore e un produttore musicale. In cosa ti identifichi maggiormente fra queste quattro figure?
"In tutto e niente. Tutto quello che faccio è una continua esperienza ed un'incessante scoperta del nuovo, soprattutto per quanto riguarda l'ultima, la fase di produttore, in cui ho creato l'etichetta Etna Gigante."

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