Intervista a Roy Paci

Il padrino della musica siciliana parla dell'importanza della tradizione, dell'etica, della civiltà

La musica di Roy Paci ha un effetto davvero travolgente. Quando la conosci non riesci più a staccartene perché ha una solarità che viene dal profondo Sud. In occasione della tappa milanese, abbiamo fatto con piacere due chiacchiere con il "padrino" della musica siciliana.

Che effetto ti ha fatto tornare su un palco milanese?
"Un effetto bello perché comunque l'ultima volta era gremito di gente, ma mi viene un poco di tristezza perché qui al Rolling Stone ho subito un furto clamoroso di tutti i vestiti, tutti i gessati. Tra l'altro c'era il mio più bel gessato creato dal sarto del Teatro Massimo di Catania, che è morto. Me l'aveva fatto su misura, troppo bello, di lana, aveva un valore affettivo immenso."

E adesso come fai?
"Ci sono altri vestiti. Il gessato l'ho un po' abbandonato, sono sempre elegante, l'eleganza siciliana dei nostri nonni."

"Parola d'Onore" non propone solo ritmo ska, ma anche altri generi musicali. Come mai questa scelta?
"Perché mi piace sperimentare la musica. Non mi piacciono le ortodossie. Non mi piace rimanere prigioniero di un genere, di uno stile ben definito. Mi è sembrato giusto, ma anche naturale dare respiro a questo progetto. Ho potuto notare che molti dei nostri amici, così chiamo chi ci ascolta, lo hanno apprezzato. Secondo me è importante educare a sonorità nuove. Per me è stato naturale, soprattutto perché viaggio molto ed anche perché io nasco nell'ambito di questa mescolanza di suoni ska reggae molto pachanguera. Non posso dimenticare quello che accadeva in Radio Bemba."

Riproponi la cover di "Malarazza". Cosa pensi dei siciliani che si lamentano e non agiscono?
"Sì, molto spesso i siciliani si lamentano, ma non reagiscono mai. Ovviamente non bisogna reagire con la violenza. Odio la violenza, però magari parlare ogni tanto non sarebbe una cosa sbagliata e mi rendo conto che in Italia è difficile trovare degli artisti che si impegnano per certe cose, con o senza ironia. Non vedo tra gli artisti siciliani un impegno, non necessariamente politico, ma un impegno per la propria terra. Ci sono delle cose che non possono passare inosservate, per esempio ad Augusta, il mio paese, nascono mille  bambini malformati a causa del polo petrolchimico. In casi come questi non c'è politica che tiene, occorre un discorso veramente etico, civile. Ancora, il ponte non si deve fare, è un impegno civile che va al di là di qualsiasi tipo di schieramento."

Hai scelto di inserire questa cover come una forma di denuncia?
"Questa cover è molto forte. Ho sentito questo pezzo per la prima volta intonato dai miei genitori, ma penso soprattutto quando lo ascoltai a Lampedusa cantato da un tipo vecchierello con una chitarra a tre corde. Mi è venuta la pelle d'oca e quando ci penso provo la stessa sensazione. Noi lo riproponiamo con un ritmo dance hall, però il testo è molto forte ed ha una tonalità spiazzante. Tutti mi dicono quanto sia bella la Sicilia, ci vado spesso soprattutto per andare a trovare i  miei cari genitori, mi rendo conto della sua bellezza ma viverci non è molto facile."

I titoli dei tuoi album, "Baciamo le Mani", "Tuttapposto", "Parola d'Onore" che storia raccontano?
"È un percorso ironico, creato soprattutto per riappropriarsi delle parole che appartenevano ai codici siciliani antecedenti lo stile mafioso. Baciamo le mani per esempio era una frase che pronunciava mio nonno come forma di rispetto nei confronti del padre della sua fidanzata. Sono tutte parole e modi di dire propri del vernacolo siciliano. La tradizione è importante, non posso buttarmi a capo fitto nelle cose senza sapere cosa è successo prima, è la conoscenza del proprio passato la base di ogni cosa, anche nel caso della musica."

Chi è il pubblico di Roy Paci e gli Aretuska?
"Degli amici, che vengono ai concerti. Un concerto è una grande festa perché il  modo di esprimersi è pieno di energia e positività. Non è però solo un momento festaiolo, ma pure di riflessione perché a volte le mie cosette le sparo, pungo abbastanza e parecchio."

Sei un trombettista, un cantante, un autore e un produttore musicale. In cosa ti identifichi maggiormente fra queste quattro figure?
"In tutto e niente. Tutto quello che faccio è una continua esperienza ed un'incessante scoperta del nuovo, soprattutto per quanto riguarda l'ultima, la fase di produttore, in cui ho creato l'etichetta Etna Gigante."

Sei stato ospite di diversi programmi televisivi di rilevanza nazionale, da Fiorello, Chiambretti, Ventura. Aspiri ad un futuro televisivo?
"Con Chiambretti ci ho lavorato a fianco per tre mesi. Da Fiorello sono stato ospite e poi ogni tanto quando passo da Roma lui mi accalappia e mi infila dentro le trasmissioni  di Viva Radio Due. Non aspiro assolutamente ad un futuro televisivo. Magari se c'è la proposta di qualche programma carino e interessante non lo disdegno, ma ti assicuro che non è la mia aspirazione uscire fuori come personaggio dello show business. Fiorello mi è simpatico e Chiambretti è divertentissimo."

In "Pizza e Sole" dici "ho lasciato l'amata Sicilia per venire in Italia a cantar". Credi che la Sicilia sia un mondo a parte?
"No, il testo racconta una storia, molto ironica, perché ho preso un giorno il traghetto e la prima volta che sono uscito mi sono trovato di fronte finalmente l'Italia, perché a Villa San Giovanni c'è un cartello grande dove c'è scritto Italia! È una grande presa in giro questa, e allora mi chiedo quel cartello che senso ha."

Ipotizzi ulteriori sviluppi del tuo stile musicale?
"Il mio stile musicale è come le tre gambe della Trinacria, l'una apposta all'altra, spero che gli Aretuska siano un continuo rinnovamento, mi piace il fatto di mescolare dall'afro beat, allo ska che appunto si ritrovano nel nuovo disco."