Intervista a Port-Royal

Musica di confine, ghiaccio per le vene. Sonorità mitteleuropee da Genova: suoni per vampiri e teste fluttuanti

Li abbiamo incontrati proprio mentre il loro ultimo disco, "Afraid To Dance", sta dando uno scossone alla "musica di confine". Raccontano che port-royal si scrive sempre in minuscolo e sempre con il trattino in mezzo. I componenti base sono Attilio Bruzzone, Ettore Di Roberto (i fondatori – piano, synthesizer, programming), Emilio pozzolini (sampler, pozzolizer, programming). Durante il live si accosta l'esperienza di Sieva Diamantakos per la visual. Milano si è molto affezionata a loro, hannno suonato parecchio in molti locali, animando le notti dei più esigenti ascoltatori.

Avete una tendenza molto post rock, quel tipo di suono glaciale, ma che si immerge molto, moltissimo, soprattutto durante il live, nell'elettronica. A cosa vi siete rifatti, quali sono stati i gruppi, le realtà, che hanno influenzato la vostra natura musicale?
"Onestamente non vediamo alcuna particolare tendenza post-rock. Anche i dischi (e non solo il live) suonano ben più elettronici che post-rock. Non ci siamo mai veramente identificati col post-rock (a meno di certi album dei Labradford, quelli appunto meno post-rock, ed esclusivamente young team dei Mogwai, nuovamente l'album meno post-rock del gruppo scozzese) né tanto meno sentiti a casa in quell'ambito. La nostra è una musica di confine non catalogabile in questo o quel genere e tanto meno nel post-rock. Sostanzialmente i gruppi che hanno avuto un ruolo nel nostro percorso formativo sono stati i Mogwai, gli Arab Strap, Labradford ed Autechre."

Cosa invece influenza i vostri brani, da dove cogliete ispirazione?
"Dalla vita quotidiana. Il vissuto di tutti i giorni è imprescindibile, allora la musica può essere poi traduzione nel linguaggio dei suoni di quello che si esperisce emotivamente ogni giorno. Il bello è che poi questo è un circolo infinito, in quanto la musica produce altre emozioni in chi la compone e in chi la fruisce che poi possono venire nuovamente tradotte in musica e così via. Anche i viaggi, la storia e la filosofia, come alcuni nostri titoli mostrano inequivocabilmente, sono fonte di ispirazione."

La scelta della video arte, del visual, all'interno dei vostri live.
"Siamo certi che la nostra musica si sposi meravigliosamente con il mondo visivo. Quindi abbinare musica e immagini dal vivo (le immagini di Diamatakos sono spesso storie e non semplici visuals di maniera) regala molte più emozioni e completa il live potenziandolo. Abbiamo incontrato in Sieva non solo un ottimo e sensibilissimo video maker ma anche un grande amico."

Molte delle immagini e, oserei dire, dei suoni port-royal, hanno origine da paesi e ambientazioni mitteleuropee ed est europee. Perchè?
"Perché da sempre siamo affascinati e interessati a quel mondo che riteniamo la nostra patria spirituale. Quando ci capita di leggere "un gruppo che nel Nord ha trovato la sua ispirazione" e altre stronzate del genere, non possiamo fare a meno di ridere. Il Nord non ci ha mai lontanamente interessato né tantomeno ispirato."

Siete usciti molto nell'ultimo anno, avete guadagnato molti consensi dall'opinione pubblica. Date una definizione che divida "Flares" da "Afraid to Dance".
"Flares" era una summa, davvero un'enciclopedia musicale, nel senso che c'era un po' di tutto, per questo non può essere riduttivamente classificato come un album post-rock, come molti acuti recensori hanno giustamente sottolineato. Si passava dallo shoegaze, all'ambient, dall'idm, all'elettronica classica, da spunti techno a frangenti post-rock.
"Afraid To Dance" è un album più personale, più definito e con meno carne al fuoco, dove si elabora uno stile definitivamente tipico della band. Un album compatto che ha avuto il coraggio di non essere un "Flares 2". Sono due album che nella loro diversità alla fine portano avanti un discorso unitario che poi è lo stile del gruppo."

Progetti futuri?
"Finire di registrare il nuovo disco, trovare una buona etichetta dato che la Resonant ha chiuso i battenti e fare un altro bel tour come quello del 2007/inizio 2008 per "Afraid To Dance".

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