Intervista a Perturbazione

"Prima di Sanremo avremmo anche potuto scioglierci, è stato il momento giusto"

I fan di vecchia data li adorano come veri amici. Il pubblico di Sanremo aveva accolto l'annuncio della loro partecipazione domandandosi chi fossero. Quella dei Perturbazione, in concerto al Magnolia la sera del 16 aprile, è una storia a lieto fine, in un momento in cui quel grande pubblico si ritrova a canticchiare "Erika, tu eri l'unica, na na na na...", per poi riscoprire a ritroso 15 anni di piccoli tesori della musica indipendente italiana. Di passato, presente e futuro, alla fine del concerto, abbiamo chiacchierato con Tommaso Cerasuolo, voce e autore della band.

Qualche anno fa a proposito di Sanremo ci confidavi: "Sono anni che tentiamo e non ci cagano mai. Prima o poi forse qualcuno ci aprirà una porta"...
"Avevo ragione. Siamo arrivati a Sanremo grazie a Fazio e il suo team ed è andata ancora meglio. Hanno apprezzato il nostro disco e ci hanno chiesto dei pezzi che avrebbero ascoltato. Un percorso inverso rispetto a quello provato negli scorsi anni, per certi versi ancora più gratificante".

Quindi se non è successo prima è perché non eravate ancora maturi? O c'era una sensibilità diversa da parte della direzione artistica?
"Siamo arrivati nel momento giusto. Tre o quattro anni fa l'avremmo vissuta con qualche strano conflitto interiore e meno maturità per comprenderne il senso. Io credo nella fatalità e nel fatto che ci volesse un po' di tempo per prendere la temperatura della band. In fondo, al punto in cui eravamo, poteva succedere di tutto. Potevamo anche scioglierci, ma non è andata così. Credo sia successo in altri casi che sul palco di Sanremo siano arrivati gruppi ormai nella loro fase calante. Non è il nostro caso, eravamo pronti, non eccessivamente eccitati, non ancora disincantati". 

Tornare nei club dopo Sanremo, che differenza noti?
"Le cose si evolvono e accettare i cambiamenti è sintomo di maturità. Il rimpianto non fa parte del nostro modo di fare musica. Se le cose dovessero continuare a girare e magari finiamo nei palazzetti, starà a noi pensare a proposte nuove, movimenti diversi, idee che rendano la performance più adatta a quegli spazi. Nei club ci muoviamo con molto agio, ma l'idea di cambiare e adattarsi alle nuove esigenze, ben venga". 


L'allargamento del pubblico renderà meno intimo il rapporto che di solito avete con il vostro?
"Qualcuno ogni tanto ci dice Non vi conoscevo, sono qui perché vi ho scoperto a Sanremo, quasi giustificandosi. E ci rende felici perché abbiamo la percezione di un pubblico che cresce. Il singolo sta andando bene in radio ma non è semplice portare la gente nei live. Quando succede, c'è un pubblico nuovo che si mischia al vecchio in un bellissimo incrocio di affetto. Questo clima di condivisione rende più spontaneo anche il nostro gioco al rimbalzo tra un registro malinconico e uno un po' più giocoso".

Durante e dopo il Festival vi si trovava pure nei salotti televisivi di gossip...
"Certo, siamo per certi versi inadeguati a quei contesti lì. Ma siamo come dei personaggi da fumetto, un po' sbilenchi e schiacciati nella vignetta e va benissimo fare ogni tanto delle cose che ci consentono spazi più ampi. Tanto, quell'inquietudine che fa parte di te, te la porti dietro in tutti i mondi che vai ad esplorare, anche in quei salotti, senza il bisogno di sforzarti di farla passare come un tratto della tua personalità. Contestualizzarsi a seconda delle occasioni è stimolante, ci permette di passare con agilità dal festival della filosofia allo show acustico in una piccola radio, fino al palco dell'Ariston".

Adesso cosa succederà?
"Ci aspettiamo di essere sempre più elastici, di avere idee nuove, di collaborare con altri musicisti in modo eclettico, di continuare a suonare sempre meglio. Tecnicamente non siamo certo dei mostri, ma è nostro compito offrire una qualità all'altezza anche delle occasioni che avremo".

Niente allarmi per i fan di sempre. Del resto, i tre bis durante il concerto (di cui uno con Tommaso direttamente nel parterre, nell'abbraccio collettivo del pubblico) continuano a raccontare di un rapporto speciale, che malgrado le vetrine dei salotti tv, non sembra destinato a cambiare.