Intervista a Pepe Ragonese

I sogni disegnati nell'aria di una tromba in contatto con l'essere

In un'Isola di odori, sapori e colori multietnici, per una sera, batte il cuore dei Thrust, impegnati in un concerto per Pergola Move. Loro sono Pepe e Pancho Ragonese, rispettivamente alla tromba e al Fender Rhodes, e Giovanni Giorgi alla batteria. Vederli suonare è un vero piacere per i sensi, il corpo distende le proprie membra, si aprono i pori della percezione e inizia il viaggio in We love U, il primo album dei Thrust prodotto da LifeGate.La loro lucentezza fa splendere gli occhi del pubblico che affolla e riscalda il bar del Pergola e con Pepe mi ritorvo a parlare di energie e chakra, mentre provo ad intessere un'intervista che veste bene su di lui, proprio come un sarto minuzioso e attento. Dopo avere visto i disegni della sua tromba nell'aria e avere respirato quel suono caldo, scuro, ma morbido seppur teso ecco sgorgare un'intervista che è più di una semplice chiacchierata.

Pepe, come mai questo diminutivo?
"Sarebbe Josè all'anagrafe, dato che io e Pancho, Francisco, siamo di origine argentina."

Risolto l'arcano, iniziamo con le domande professionali. Parlaci dei Thrust e del vostro album.
"Siamo uniti energeticamente in una maniera molto forte. Pancho è fondamentale e insostituibile per la ricerca tecnologica all'interno della nostra musica. Sarebbe impossibile fare la medesima cosa con altri. Nel tempo siamo cresciuti, collaborando con diversi e validi musicisti, ma sempre mantenendo questa formazione. Con mio fratello ho condiviso tutta la crecita musicale, ascoltando dal Jazz al Funk, da Miles Davis a Herbie Hancock. Il disco è stato registrato tra camera mia e la cantina di Giovanni, adibite a studi, munendoci di Pc,schede audio, microfoni e tutto ciò che poteva servire. Nell'album abbiamo volutamente inserito due messaggi parlati, Intro, che esprime il dissenso nei confronti di un mondo al degenero e Prelude to We love U, un'invettiva che si conclude con un "We love you" anzicchè un "Vaffan...". Tanta è la contaminazione nella musica che suoniamo e si va dal Jazz-Funk alla jungle."

Cosa, secondo te, potrebbe far funzionare meglio le cose?
"Forse l'arte... è ciò che stimola l'uomo. La musica dovrebbe essere fruibile da tutti e un artista dovrebbe riuscire a vivere di essa nella maniera più tranquilla possibile, senza dover tirare la cinghia, come spesso capita. Purtroppo i prezzi dei Cd aumentano e le Major non si interessano a te se non hai già un nome. Ma come si fa a farsi un nome, se nessuno te ne dà la possibilità?"

Eppure voi ce la state facendo? E poi collaborate con artisti davvero speciali...
"Grazie a LifeGate, che abbraccia serie politiche a impatto zero ed energia rinnovabile, abbiamo potuto produrre l'album. Eh sì, ci capita spesso di suonare con musicisti ottimi, come il contrabbassista e Maestro Marco Vaggi o l'amico Folco Orselli."

Parlando del tuo strumento, la tromba, come si arriva a rendere il suono pulito?
"L'uso del silenzio, gli spazi che ci sono tra le note, il calarsi bene in quel che fai senza farsi portare fuori troppo dalla meccanica. Un mio grande ispiratore è Miles...Miles Davis."

Qual è la situazione più assurda in cui avete suonato e quale quella più bella o emozionante?
"La più assurda è stata in un disco-risto-pub in provincia di Catanzaro. Appena finito il nostro set, ci hanno quasi scacciati, per far posto al karaoke. La più emozionante invece è stata nel 2000 a Cesenatico, per il tributo a Giulio Capiozzo, batterista degli Area."

Raccontaci un aneddoto su qualcosa che è accaduto prima, durante o dopo un concerto.
"A Parigi, dopo aver suonato all'Istituto Culturale Italiano, salii sul taxi, sentendo che mi mancava qualcosa. Mi voltai e vidi la mia tromba là, lontana, appoggiata all'uscita. Non potendo il taxi tornare indietro, poichè era senso unico, feci una corsa e la riabbracciai."

Continuando a parlare delle energie, come ti senti?
"Sto imparando a non sprecare energia e a conservarla per le cose che meritano veramente. Così mi sento più tranquillo, seppur certamente l'ambiente influenzi l'andamento della vita. Credo nei punti energetici, i chakra, e credo che se posizioni il tuo corpo in un certo modo hai degli effetti più o meno positivi."

Hai qualche rito che fai prima di un concerto?
"Sarebbe bene fare della ginnastica posturale, ma non la faccio...quindi non ho particolari abitudini."

Cosa ami del suonare?
"Lo strumento che vibra su di me, che prende la mia voce e il fatto di ricercare un suono."

A cosa giocavi da piccolo?
"Mi piaceva tanto giocare coi Lego."

Cos'è il sogno?
"Secondo gli Sciamani degli indiani d'America il sogno serve a sviluppare la percezione. In esso si può arrivare a spostare il punto di unione con la realtà, che è posizionato a livello della scapola. Leggendo i libri di Carlos Castaneda si scoprono molte cose relative a questo."

Ormai l'ora è tarda e, come spesso accade nelle belle interviste, non ci si accorge del tempo che passa, ma gli occhi si chiudono da sè...si chiudono su quei sogni che ci riportano in contatto col nostro intimo essere.

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