Intervista a Patrick McGrath

"Trauma": atmosfere plumbee e personaggi travagliati per una storia quasi gotica. Incontro poco traumatico e molto divertente con lo scrittore che questa storia l'ha pensata

Si potrebbe pensare che l'autore di romanzi come Follia, Spider e Grottesco, che fanno dei disordini mentali e delle devianze della psiche il punto focale della narrazione, sia una persona cupa ed inquietante. Quando quindi si scopre che Patrick McGrath, in Italia per promuovere in anteprima mondiale per Bompiani il suo ultimo lavoro, Trauma, è un uomo gioviale, bonario e dotato di un graffiante senso dello humor, ci si accorge di quanto dicotomico possa essere l'animo umano. Il libro racconta la storia di Charlie, psichiatra che, negli anni '70, si dedica al recupero dei veterani del Vietnam, perseguitato dai fantasmi del passato e invischiato in rapporti problematici con le donne della sua vita: la madre, la moglie, la paziente, la figlia.

Nel libro Charlie dice “Lo psichiatra altro non è che lo scrittore delle vite che gli vengono riferite”. Ci sono riferimenti autobiografici?
"Non penso. C'è sicuramente un'empatia fra me e lui: lo scrittore infatti abita i suoi protagonisti, è completamente immerso nel loro mondo. È un ventriloquo, un fantasma che li perseguita. Comunque se fossi diventato uno psichiatra probabilmente sarei diventato il tipo di psichiatra che è Charlie."

Come sono nate le tre protagoniste del romanzo: la madre depressa, la moglie testarda e l'amante fragile e sofferente?
"La nascita di personaggi è un processo misterioso; nel romanzo ogni donna ha una funzione, ma questo non aiuta a definirle in termini di personalità. Esiste, nel processo creativo, un passo intermedio che consiste nel pensare alle loro sembianze: il corpo, i capelli, il viso, gli abiti. Altro elemento essenziale è il nome, che ne esprime la vera natura. C'è un momento preciso di rivelazione: da quel momento in poi sai esattamente chi sono i tuoi personaggi e sai prevedere come si comporteranno. "

Lei è esperto della psiche umana. A quali idealtipi psicologici  ricollegherebbe George W. Bush, Tony Blair e la regina Elisabetta?
"Blair è un narciso, il cui amore per se stesso l'ha portato a perdere il controllo; Bush in America è soprannominato dry-alcholist, un ex alcolista che non ha partecipato alle riunioni degli alcolisti anonimi e che crede di essere strumento di Dio. Una vera tragedia dei nostri tempi. La regina Elisabetta, che dire, probabilmente solo una cattiva madre."

Perché tante persone sono attratte da storie così estreme, che raccontano il lato oscuro della mente?
"Perché siamo tutti affascinati da ciò che ci spaventa e ci minaccia, abbiamo tutti avuto paura di perdere il controllo. In fondo leggiamo di queste situazioni così allucinate per giungere ad una catarsi."

Quali sono i suoi scrittori preferiti?
"Finisco sempre per leggere di scrittori che parlano del mare: Conrad, Stevenson, Melville e fra i contemporanei Malcolm Laury; però non ne scrivo, non so perché. "

Si considera una persona invidiosa?
"Certo sono un romanziere! Tutti gli scrittori sono invidiosi gli uni nei confronti degli altri: siamo fragili, lavoriamo da soli e nessuno ci ama! Abbiamo bisogno sempre di incoraggiamento. E di soldi. I soldi ci servono per pubblicare i romanzi e quando vediamo che altri scrittori ne hanno più di noi ci arrabbiamo e diventiamo come dei fratelli gelosi e capricciosi."

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