Intervista a Paolo Sorrentino

Il regista napoletano parla del film "This Must Be the Place", con un irriconoscibile Sean Penn

Dice che i film dovrebbero essere per prima cosa "inediti e semplici". Ma puntualmente stupisce il pubblico con pellicole originali, popolate da personaggi atipici, tutti in qualche modo "solitari e malinconici". Paolo Sorrentino è fatto così: e lo conferma con This Must Be the Place, in uscita il 14 ottobre, dove trasforma il divo Sean Penn in un'annoiata rockstar "in pensione", a metà strada tra Robert Smith dei Cure e Edward Mani di Forbice. Cheyenne, questo il suo nome, vive a Dublino ma deve tornare a New York per il funerale del padre. È l'inizio di un viaggio che lo porterà alla ricerca dell'aguzzino nazista che ha tormentato il genitore ad Auschwitz.

Come è nata l'idea di questo film on the road tra Europa e Stati Uniti?
"Volevo parlare del nazismo, ma non fare un film d'epoca. L'idea della rockstar che riscopre il suo passato è arrivata dopo".

Come hai creato Cheyenne?
"In Cheyenne si fondono molte mie passioni giovanili: Cure e Talking Heads su tutti. Il personaggio è cucito su Sean, se lui non avesse accettato sarebbe stato difficile girare il film. Così come non sarei riuscito a trovare una sostituta per Francis McDormand (che interpreta, egregiamente, la moglie del protagonista, ndr)".

Ci sono delle caratteristiche che accomunano Penn al tuo attore feticcio, Toni Servillo?

"Ce ne sono molte. Se dovessi sceglierne una, direi che entrambi hanno la straordinaria capacità di osservare il prossimo e di trarre ispirazione dai comportamenti umani".

Perché hai scelto di ambientare la storia tra Dublino e New York?
"Dublino era una location realistica. In Irlanda vivono molti artisti, il sistema fiscale li sostiene. New York perché...chi non vorrebbe girare in quella città?".

Come è stato confrontarsi con l'America e con ciò che rappresenta?
"L'immaginario americano è talmente ampio che spesso si fa fatica a intravederne le caratteristiche. Io ho poca memoria, non sono cinefilo e da giovane vedevo molti più film di quanto non faccia adesso. Questo ha anche risvolti positivi: mi ha permesso di affrontare il progetto con sguardo più libero, meno influenzato da modelli precostituiti".

Dopo questa trasferta oltreoceano, dove girerai il prossimo progetto?
"Ancora non lo so...la location ideale sarebbe sotto casa, a portata di ascensore".

Chissà, forse anche in questo caso riuscirebbe a sorprenderci...