Intervista a Paolo Nutini

Passione, talento ed energia. Il cantautore pop soul si racconta con ironia

Una maglietta bianca, un paio di pantaloni neri, stivaletti e un paio di occhiali da sole. Due stelle tatuate sul braccio destro. Ha i capelli spettinati Paolo Nutini il cantantautore italo scozzese dalla voce roca, calda e graffiante. Insieme all’auto Evoque, nuova nata della famiglia Range Rover, il ventiquattrenne è protagonista del Range Rover Evoque Live, un evento mondiale che lo scorso 21 maggio ha unito il rapper americano Cee Lo Green e la popstar inglese Mark Ronson in un’esibizione interattiva in diretta rispettivamente da Milano, New York e Shanghai. Paolo, che l’auto non ce l’ha. E nemmeno la patente.

Spontaneo, bello e simpatico. E anche famoso. Cosa ti ha veramente cambiato la vita?
"Un album di Damien Rice, O, ascoltato da adolescente. Così semplice. Un ragazzo e la sua chitarra acustica.  Quel disco mi ha fatto capire che volevo suonare, e che volevo scrivere. Mi ha portato a comporre le prime due canzoni e a volerle dedicare a qualcuno".

Pezzi che hanno avuto subito un grande successo. Cosa ti ha aiutato di più?
"Una donna. La fortuna e il web. -It was in love I was created and in love is how I hope I die - è la frase che più mi rappresenta. Fa parte del brano Comin’up Easy. Sono nato dall’amore ed è dall’amore che libero la mia musica. Ma è il destino che a volte si intromette. È il concerto di David Sneddon, vincitore del corrispettivo britannico del vostro Amici. La radio che organizza i festeggiamenti per il rientro in città del mio concittadino lancia un quiz per intrattenere il pubblico spazientito dal forte ritardo del cantante. Vinco io. E il premio è salire sul palco a suonare. Il produttore Ken Nelson mi nota e i palchi di Londra diventano la mia casa".

E internet?
"La Rete è stata la mia svolta. Grazie al passaparola i miei primi pezzi sono saliti in vetta alle classifiche dei più scaricati. Di lì mi sono trovato ad aprire i concerti della cantautrice KT Tunstall e della star soul Amy Winehouse. Anche se rimango un po’ scettico riguardo all’abuso che se ne fa. Se si continua così la gente non comprerà più dischi e libri, perché può leggere o ascoltare musica dal pc. Lo trovo noioso".

L’amore e la passione per quello che fai sono fonti di ispirazione. Mentre crei un disco ami di più l’inizio o la fine?
"
È l’idea la parte più divertente e appagante. È immediata, fulminea e devi fermarla. Così per non perdere l'attimo utilizzo la prima cosa che mi capita sotto mano. Il telefono o un registratore. E da una piccola intuizione, grazie agli arrangiamenti, diventa una canzone. È un lavoro che mi riempie. Mi fa felice. Un brano all’inizio è come un bambino. È tutto tuo e vuoi tenerlo sempre tra le braccia. Però poi devi liberarlo e lasciarlo volare per vedere cosa succede. E non si finisce mai. Perché da tuo diventa anche del pubblico e assume nuovi significati".

A proposito di pubblico, che rapporto hai con i fan?
"Amore e odio. Ho due aneddoti da raccontare. Una volta alla fine di un concerto due ragazze mi hanno regalato una quiche. Stavo per mangiarla quando all’interno ho visto che c’era qualcosa di strano….era la loro biancheria intima. Se non è amore questo! A Berlino, invece, un ragazzo è riuscito a salire sul palco e voleva picchiarmi. Ma si sa …the show must go on e allora con la mia chitarra torcevo il corpo. E ti assicuro che non era uno stile roccheggiante per impressionare. Schivavo letteralmente i suoi colpi".

Progetti per il futuro?
"Forse torno a a Milano a Luglio per presentare il mio terzo disco. È un po’ diverso da These Streets e Sunny Side Up. E posso solo dirti che in questo nuovo lavoro sono un po’ più impertinente e sfacciato. E voglio far vedere che sono cresciuto". (Il nuovo album è in preparazione ma Paolo non mi svela il titolo, n.d.r.)

Qualche scatto ancora, una dozzina di autografi e Paolo Nutini si precipita sul palco. La scenografia di Superstudio Più è futuristica, complice la riproduzione della Evoque illuminata da led fuxia. Il forte ritmo in levare di 10/10 riscalda il pubblico e lo prepara ad un concerto dove sullo stage non c’è un cantante ma la sua anima. Condivisa.