Intervista a Paola Maugeri

La conduttrice di Storytellers ripercorre incontri che hanno trasformato in un vero cult il programma di MTV. Adesso raccontato in un libro...

Paola Maugeri ha saputo parlare di musica caricandola di un accento nuovo, non che ci fosse bisogno di cambiare la materia strettamente musicale, ma ha introdotto un nuovo strumento di comprensione della musica mosso dalla curiosità e dalla passione. Quando ha incominciato a condurre Storytellers, programma che MTV ha reso appuntamento imperdibile per i curiosi di musica, la certezza del suo background musicale era un incentivo, una piacevole conferma. Ecco allora le interviste a Vinicio Capossela, all'amica e isolana come lei Carmen Consoli, Marlene Kuntz, Subsonica e tanti altri fino ad arrivare a Ivano Fossati. Dieci incontri ed interviste raccolte ora anche nel libro Storytellers edito da Tea, scritto a quattro mani con Luca De Gennaro ideatore della versione italiana della trasmessione.

Fra le interviste agli artisti ospitati a Storytellers, nel libro vi sono delle parentesi che raccontano il tuo apprendistato alla musica. Quanto ti sei esposta raccontando questi episodi, fra cui uno molto nitido del tuo incontro con Carmen Consoli?
"Storytellers è stata per me un'esperienza meravigliosa, mi ha fatto ritornare a ricordare a quando ho incominciato. Credo di essermi esposta il giusto, raccontando parti del mio passato che ben descrivono quello che ho provato mentre scoprivo la musica, da quando a quattro anni ascoltavo la musica di mio padre che usciva dalla porta, mettendoci la stessa curiosità e passione nelle interviste."

Questo suggerisce la prossima domanda. Le tue interviste dimostrano un'attenzione particolare, una cura che indubbiamente ti rappresenta. Come nascono?
"Nascono in modo quasi sacro, medito molto, studio, veramente. Tutto questo perchè credo che trattare la vita e l'arte di altre persone sia una responsabilità grande ed è necessario trasmettere tutte le sfumature di queste persone, di trattare nel modo più completo la dignità di queste arti. Per esempio l'intervista che feci agli U2 due anni fa che per me fu incredibile, l'ho preparata chiudendomi, prima di incontrarli, per tre giorni in un hotel di Dublino, ascoltando la loro musica, leggendo di loro, studiando, concentrandomi, per poter riportare poi tutto il peso della loro vita artistica. Ripeterò il termine sacro che sembra forte ma è così che realmente mi preparo e faccio le interviste, con una sacralità verso il lavoro di questi artisti."

Com'è avvenuta la scelta degli artisti che hanno partecipato a Storytellers e come siete riusciti a creare una visuale così completa sull'iter creativo musicale?
"La scelta degli artisti è stata fatta da Luca, mi spiegava perchè scegliere un gruppo o un altro artista, giungendo ad avere una forte diversità fra loro, proprio per avere una visione completa di come viene fatta musica, accogliendo generi diversi e metodi diversi."

Com'è in generale il pubblico di Storytellers seppur molto sfaccettato visti i diversi artisti coinvolti?
"E' un pubblico molto attento, non è legato alle singole interpretazioni, sa che i brani si possono interrompere e l'artista può iniziare a raccontare come si scrive musica. Cala un'attenzione sacra accompagnata da un silenzio pazzesco, è un pubblico vivo e partecipe, che è lì per un artista che vuole conoscere davvero."

E l'intervista che fra queste dieci hai amato di più o che ti ha coinvolto maggiormente?
"Indubbiamente Ivano Fossati. Non vengo dalla sua generazione musicale e questo mi ha permesso di scoprire molto dalle sue parole, è stato un incontro decisamente importante. Poi ci sono Carmen Consoli con la quale ho un rapporto molto forte, Vinicio con il quale è venuta un'intervista pazzesca. Ma da tutti sono nati racconti profondi sulla musica."