Intervista a Pao

L'arte come miglioramento della vita dei singoli e della collettività

Incontrare una delle sue "creature" non è difficile, basta passeggiare per Milano e osservare. Potreste anche inciamparvi in uno dei Pinguni dipinti da Pao sui cosiddetti "panettoni". Figure curiose che scrutano benignamente i viandanti e alleggeriscono un po' questa città dai ritmi spesso insostenibili. Un tocco di poesia sorridente libera dal cemento. Ecco cosa racconta Pao di sè e del suo modo di concepire l'arte.

Che percorso di studi hai seguito?
"Dopo il liceo scientifico ho studiato da tecnico del suono, ho così cominciato a lavorare in teatro, prima come fonico, poi come tecnico di palcoscenico. In quel periodo ho cominciato ad interessarmi all'arte scenica e contemporaneamente all'arte visiva. Il bello del teatro è che racchiude in sè tutte le arti: musica, ballo, pittura, recitazione, ed è stato per me la scuola più importante."
 
A chi ti sei ispirato?
"Le mie ispirazioni sono varie, vanno dalla pop art, al fumetto, al design. Per citare alcuni nomi: Keith Haring, Bruno Munari, Jacovitti, Akira Toriyama, Andy Warhol, Paolo Buggiani, Hayao Miyazaki, Francesco Magli, Cavandoli, Liechtenstein."  
 
In cosa consiste la tua ricerca?
"Credo che l'arte debba migliorare la vita dei singoli e della collettività, finchè  resta estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone. Nella società contemporanea, l'artista deve "sporcarsi le mani" e agire nel quotidiano per modificare e migliorare la situazione. Non mi interessa fare Pop Art per le elites, ma fare Pop Art per tutti."
 
I tuoi Pinguini ormai sono famosi, quando ti venne questa idea e perchè?
"Come tutte le buone idee, i pinguini sono apparsi nella mia mente inaspettatamente, chiedendomi insistentemente di dipingerli... Difficile dire come e perchè. Ho solo lasciato che l'idea prendesse forma. Correva l'anno 2000."  
 
Cosa provi nel rincontrare un tuo Pinguino per strada?
"Provo un misto tra orgoglio, tenerezza e simpatia... è come rincontrare un nipotino!"
 
Cosa fai nella vita di tutti i giorni?

"Mangio, dormo, faccio l'amore... e poi dipingo, faccio decorazioni, allestimenti, o metto la mia creatività al servizio di altri progetti, e sono uno dei soci del direttivo del S'agapò, associazione culturale qui a Milano."  
 
Come vedi la scena artistica milanese e italiana?
"Il mondo dell'arte, almeno quello ufficiale, è un mondo molto chiuso ed elitario, io personalmente mi sento sempre a disagio in queste situazioni un po' snob. Preferisco di gran lunga la scena alternativa, composta da artisti incompresi, pseudoartisti, geni, pazzi, figli di papà, sottoproletari, anarchici, suonatori di temerin, guitti, esploratori, saltimbanchi, maestri dell'elettronica, poeti, punks e spostati in generale. Milano è una città che offre moltissime opportunità. Per quanto riguarda l'arte credo abbia il maggior numero di gallerie in Italia, ma il Comune non punta molto sull'arte, preferendo di gran lunga la moda, la fiera e la finanza. L'arte qui finisce spesso di complemento ad altri eventi come la Settimana della Moda o il Salone del Mobile."
 
Quali consigli ti senti di dare a dei giovanissimi aritisti?
"Il consiglio che dò è di impegnarsi al massimo, di non montarsi la testa ai primi risultati positivi, ma continuare con umiltà il proprio percorso senza mai smettere di imparare. E poi ... dipingere, dipingere dipingere!"

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