Intervista a Pacifico

Nei Festival l'anima più pura di chi fa musica e una splendida vetrina per giovani talenti

Due chiacchiere con uno dei cantautori italiani più coccolati del momento. Le facciamo in modo Pacifico, prima di vederlo partire per il Mantova Musica Festival.

Che significato ha per te partecipare ad un Festival? C'è differenza rispetto a quando sali sul palco come headliner?
"C'è differenza, eccome. C'è una differenza tecnica, che non è da sottovalutare. Dividendo il palco con altra gente, non hai a disposizione il tuo tecnico delle luci, il tuo scenografo (se ce l'hai!), e così via, cioè tutte quelle protezioni che ti fanno stare più tranquillo. In un Festival porti solo la tua musica, ti avvicini tantissimo alla dimensione originale di far musica. Anche nel look, sali sul palco un po' come viene... Con i jeans. E poi c'è una differenza culturale. Hai scambi con tanta gente, soprattutto gente che, come te, condivide la passione per la musica, e questo è molto importante per le persone curiose, attente alle proposte emergenti. E io sono molto curioso".

A proposito della scena emergente, ma tu ritieni davvero che ci sia una crisi così profonda?
"A livello discografico ormai la crisi è conclamata. Però anche a livello socio-culturale le cose, per quanto riguarda la musica, stanno peggiorando. Negli anni '50-'60 la musica era la regina di tutte le conversazioni, adesso invece si parla anche di tante altre questioni. In più si vendono pochi dischi. Insomma le band emergenti arrivano sempre a meno gente! A me però piace scoprire giovani talenti, in particolare ultimamente sto comprando soprattutto dischi italiani. Una scoperta nuova, anzi più che nuova tardiva, sono stati i Baustelle. Mi piacciono molto perchè riescono a far poesia senza passare per il cantautorato".

Quindi i Festival possono aiutare i giovani ad uscire da questa crisi?
"Sicuramente".

E se fossi tu il direttore artistico?
"Oddio, non c'ho mai pensato in realtà. Starei però di sicuro attento ai nuovi talenti, cercando di farli suonare in una situazione tecnica. I gruppi affermati non fanno un gran lavoro di squadra, i giovani sì".