Intervista a Meg

Ragazzaccia, felicemente irrisolta, estroversa e deliziata dalla psiche: "Una metafora può valere quanto un urlo!"

Psychodelice è il secondo lavoro solista di Meg. Torna il mood pazzerello e energico che ha caratterizzato la sua primissima fase artistica, dopo un primo album dolce e intimo. Le due parti dell'animo multiforme di Meg intraprendono qui un dialogo che si fa sintesi, il cui risultato è un'elettronica danzereccia, sostenuta da ritmiche robuste, che si sposa con la sinuosa melodicità innata dell'artista partenopea. Si esplorano emozioni: rabbia, amore, gioia, ironia, odio. Poli emotivi contrastanti in un progetto sonoro che comunica solarità e vita.

Come va la convivenza fra le tue anime? Un conflitto, forse?
"Tutto ciò che è psiche mi affascina. L'essere umano è un po' come un porco: non si butta via nulla. Il titolo del cd gioca sul termine psichedelico e vuole dire per me delizia della psiche. Con la consapevolezza che il periodo della scrittura e della composizione è stato inizialmente un po' conflittuale, con ostacoli che poi si sono appianati. C'è stato addirittura un momento in cui ho avuto un blocco, scrivevo solo in inglese, non riuscivo più a comporre in italiano. Più la gente mi richiedeva di esprimermi musicalmente nella mia lingua, più ero bloccata. Ma le metamorfosi repentine dell'intelletto mi hanno fatto superare questo step iniziale e la delizia della psiche si è resa manifesta."

La musica ti consente una sincera espressione di te?
"La musica è libertà di essere me stessa, pur con un ruolo ambivalente: ha valenza terapeutica ma è anche una droga, un'ossessione. Tiro fuori tutto di me vivendo un rapporto di dipendenza in un mondo un po' fictionale, incantato, la musica è in fondo una bolla incantata: può comunicare realtà interne ed esterne, ma se ne abusi diventa una fuga dalla vita."

Quale spazio ha oggi la politica nella tua musica?
"Canto una Napoli città aperta, le promesse vacue dei politici, la Genova oltraggiata dalle forze dell'ordine. Ne parlo in maniera diversa rispetto a un tempo, in modo più mediato, meno urlato. Superati i trenta l'esigenza è diversa: attraverso la metafora si può colpire comunque e veicolare un messaggio forte."

Come sarà la nuova Meg?
"Credo che estremizzerò il lato elettronico e sperimentale, con un po' di paura dell'invecchiamento vocale e con la gran voglia di sondare nuove strade espressive e inedite espressioni musicali. La voce cambia, si deteriora, ma convivere con un'evoluzione è una prospettiva interessante."

Cosa resta dell'esperienza con i 99 Posse? Cosa ti manca di quel periodo?
"L'esperienza resta sotto pelle sempre, talmente è stata intensa - dieci anni - e fa parte ormai del mio dna. Mi manca un certo tipo di stato d'animo psichico, come dire, di spensieratezza violenta che ho vissuto in quel periodo."

Quando ti ascolti cosa senti?
"Sono molto critica, troppo esigente, ma riesco anche a essere indulgente. Oscillo come sempre tra due estremi... In fondo vengo da una città di contraddizioni, tinte forti e ambiguità. Ho succhiato dal midollo della mia Napoli."

Cosa ci dici di Napoli?  
"Napoli città aperta è un omaggio a Rossellini; Napoli è una città sotto assedio, in guerra, stuprata e violentata da forze criminali e offesa dall'assenza di un progetto di sviluppo concreto e reale del territorio. Parlarne è una speranza per un possibile cambiamento, questo argomento sta a cuore a tutti: è lo specchio estremizzato di come funziona il nostro Paese."

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www.myspace.com/megmultiformis