Intervista a Max Ionata

Passione, improvvisazione ed emozione. Ecco gli ingredienti del successo del sassofonista abruzzese

Ha un amore spassionato per il jazz. Il suo fedele compagno di viaggio è un argenteo sax tenore. In terra nipponica è una specie di celebrità. Ha collaborato con grandi musicisti come Robin Eubanks, Lenny White, Roberto Gatto, Gegè Telesforo e Mario Biondi, solo per citarne alcuni. Classe 1972, Max Ionata si racconta in occasione della presentazione in anteprima del suo nuovo album Kind Of Trio. Sul palco del Blue Note il 2 ottobre con un terzetto di virtuosi del jazz. Un "tipo di trio" davvero speciale.

Max da dove nasce la tua passione per la musica e per il sax?
"È sempre stata una cosa innata. Non sono nato in una famiglia di musicisti. Da ragazzino mi sono avvicinato allo studio del sassofono e da quel momento non l'ho più lasciato".

La tua musa ispiratrice chi è?
"Non ho un'ispiratrice. E soprattutto non mi pongo mai il problema di creare. La musica quando arriva a arriva. E spesso ti viene a trovare nei luoghi più impensabili. Quando sei in macchina per esempio. Allora tento di fermarla con il registratore del cellulare. Perchè in quel momento ti sembra la creazione del secolo. Poi torni a casa, riascolti e ti rendi conto che non serve a niente. Purtroppo bisognerebbe avere un pianoforte tascabile per fermare il momento".

Ogni act musicale è un’esperienza per te e per il pubblico. Cosa prendi dal palco e cosa restituisci durante un tuo concerto?
"Dal palco prendo poco. Soprattutto in questo momento di crisi. No dai scherzo. Questo non lo scrivere. Prendo dai colleghi. Ogni volta diversi. Ognuno ti trasmette qualcosa di unico. Quello che ti dona lo stage è l’istante, il sapore pericoloso e attraente dell'improvvisazione. Poi quando alla fine del concerto uno spettatore, magari a digiuno di musica, viene a complimentarsi, allora sono felice. Perchè vuol dire che sono riuscito a regalarmi".

In giappone sei considerato una specie di celebrità. La rivista Jazz Life ti ha definito "uno di quei sassofonisti che ha aperto una nuova frontiera nel jazz". Come spieghi questo amore dei giapponesi per te?
"Il Giappone è una terra meravigliosa e loro hanno un rapporto unico con la musica occidentale e con l'Italia. Però i colpi di fulmine non si possono spiegare. Nel 2008 l'Albòre Record, un'etichetta giapponese che produce musicisti jazz italiani ed europei, mi ha preso nella sua corte. La mia prima pubblicazione con la loro label è stata Inspiration, un disco fortunato, con il quale abbiamo fatto tante tournè. C’è stata anche una radio, la più importante del Giappone, che mi ha intervistato a mezzogiorno e mi ha fatto suonare in diretta. E il giorno dopo ero sulla copertina di Jazz Life".

E l'Italia?
"È un paese meraviglioso. Purtroppo è culturalmente e artisticamente indietro rispetto al mondo. Dal punto di vista di chi gestisce l’impresa cultura intendo. La mia attività la svolgo principalmente in Italia. Anche se due volte l’anno devo ritornare in Giappone. Adesso stiamo preparando una tournè per il nuovo anno".

Al Blue Note presenti il tuo nuovo disco Kind of Trio. Ci racconti questo lavoro?
"Si tratta di un progetto internazionale con musicisti afro americani. Sul palco ci sono i virtuosi della scena jazz newyorkese il batterista Clarence Penn e il bassista Reuben Rogers. Il disco e la line up sono dedicati a un modo di stare insieme, un tipo di trio, di qui il titolo dell’album. Sono composizioni melodiche ritmicamente complesse ma allo stesso tempo, fresche e spontanee. Undici tracce composte quattro da me, quattro da Clarence, una da Reuben, che firma anche l'arrangiamento di Con Alma di Gillespie e dulcis in fundo, il Love Theme, in chiave jazz, della colonna sonora di Morricone di Nuovo Cinema Paradiso".

Max, visto che siamo ormai in vena di confidenze, se dovessi rinascere in quale epoca e dove lo faresti? Io per esempio sarei perfetta negli anni Cinquanta.
"E allora ci incontreremmo. Però vorrei avere già diciotto anni. Magari a New York o anche a Roma".

Un'ultima cosa: se dovessi salutare i lettori di Milanodabere con un tuo brano quale sceglieresti? "Mi diverto, un brano tratto da Inspiration. Allegro e frizzante. Scritto da Luca Mannutza. Rappresenta un aspetto meraviglioso della città di Milano. Una città che sa coniugare il piacere e il dovere. Milano, a volte, mi sembra come il Giappone. C’è rispetto artistico. E quello ti assicuro è fondamentale".

Spontaneo, simpatico e con una grande capacità: di amare, di stupirsi e di divertisti. Max, a "Kind of Passion".