Intervista a Mauro Pagani

Dalle Officine Meccaniche il musicista ci racconta il mondo discografico e il suo futuro

Il curriculum di Mauro Pagani è ben fornito. Dalla PFM alle colonne sonore, dalla musica suonata a quella prodotta. Pagani è stato uno dei protagonisti dell'epoca del rock progressivo. Abbiamo parlato con lui in merito alla situazione musicale italiana all'interno dello studio di registrazione principale delle Officine Meccaniche, tra tastiere vintage e un pianoforte a coda.

Com'è fare musica oggi?
"Bisogna cercare di resistere ad un progressivo imbarbarimento. La musica, più in generale la cultura, sono un lusso su cui risparmiare. Non dobbiamo essere schiavi della cultura con 6 c maiuscole, si parla di spettacoli di musica popolare. La situazione in Italia non è buona ma non se ne parla. La scomparsa delle risorse è accettata dagli operatori. L'atteggiamento è "fare poco ma farlo". Ci riteniamo privilegiati per quel poco".

Quali sono i provvedimenti che si potrebbero prendere?

"La prima cosa che salta in caso di una crisi è l'investimento culturale. La soluzione sarebbe di togliere un pochino a tutti ma si mantengono in vita i progetti. In pratica la situazione è un disastro. Ogni persona deve avere cura del proprio spirito e salvaguardare l'ampio spettro. L'interno patrimonio artistico italiano è da restaurare, peccato che gli investimenti siano pari alla metà di quelli riservati dal Governo francese".

E i giovani? Quale ruolo hanno, o dovrebbero avere?
"La musica è una lingua, la più comunicativa di tutte. È la seconda lingua che ogni cultura usa per esprimersi. Dovrebbe esssere di libero accesso per tutti, dovrebbe essere insegnata nelle scuole. Oggi c'è un pubblico passivo, la musica, prima che diventi mestiere, deve essere un mondo e un piacere che dovrebbe competere ad ognuno di noi".

La musica è un po' la Cenerentola di turno...

"È unica arte che deve pagare per essere eseguita. La Siae in poche parole è una gabella che viene ridistribuita solo agli artisti con più vendite. Faccio molta fatica a trovare una cosa che funzioni in Italia. È un sistema entropico che si avvita su se stesso".

Quali sono le differenze tra i suoi esordi e la situazione attuale?
"L'epoca del grande rock è apparsa e scomparsa rapidamente. Oggi posso dire "io c'ero" ma è un'affermazione triste. Oggi tutto è merce, l'attività dell'operatore culturale è dare libero accesso alle informazioni e alla cultura. Iniziative interessanti e piccoli festival esistono, e resistono, per la buona volontà degli organizzatori".