Intervista a Maurizio Favetta

L'architetto racconta la genesi del progetto "The Fiction Hotel"

È un Fuori Salone cinefilo quello organizzato al civico 26 di Via Tortona. In uno dei quartieri più frequentati e amati della Design week, l'architetto Maurizio Favetta ha ideato The Fiction Hotel: un'esperienza immersiva che coinvolge i visitatori accogliendoli in un ambiente che ricorda un albergo, con stanze ispirate ai classici del grande schermo, da La Dolce Vita a Inception. Lasciamo che sia proprio Favetta a raccontarci l'originale progetto.

Come è nata l'idea per The Fiction Hotel?
"Dalla mia infatuazione per gli ambienti surreali di alcuni cineasti cult e in particolare per gli straniamenti spaziali di David Lynch. Dopotutto, fare architettura è come girare un film: nella progettazione di uno spazio serve innanzitutto una storia, una narrazione, un contenuto sensibile immaginifico. E il montaggio è l'ordine con cui sistemare la stratificazione delle idee".  

La finzione è un ingrediente essenziale del progetto: perché?
"Oggi siamo più consapevoli della fragilità e della mutevolezza della vita: questo influenza i nostri comportamenti, soprattutto fuori casa. Siamo avidi di esperienze che ci facciano provare piacere autentico, divertita trasgressione, emozione pura. E poi, come diceva il filosofo Nietzsche, 'Il vero mondo è falso, crudele, contradditorio. E noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa verità, cioè per vivere. L'uomo deve essere prima di tutto un mentitore, deve essere prima di tutto un artista'".

Come ha scelto i film che hanno ispirato i vari ambienti? Ha dovuto rinunciare a qualche titolo o è stato relativamente facile?
"È difficile dire se sono nate prima le ispirazioni dai film o se ad un'idea è seguito poi il collegamento alle pellicole. Ho certamente rinunciato ad alcuni dei miei titoli preferiti perché mi avrebbero trascinato verso ambienti troppo radicali. Già mi immaginavo le stanze di Inland Empire, vuote e scarne, abitate dai conigli di Lynch...".
 
Le è capitato di alloggiare in un albergo che le ricordava qualche film in particolare?
"Negli hotel che frequento cerco piuttosto di costruirmi il mio personale film. Con la musica giusta è possibile ricreare le incredibili suggestioni della finzione cinematografica".

L'evento è organizzato in Zona Tortona, una location storica del Fuori Salone. Negli anni sono nati altri interessanti distretti creativi, come Ventura Lambrate: è giusto che ogni zona resti a se stante o servirebbe "fare sistema"?
"La vocazione milanese all'evento diffuso è favorita dalla dimensione provinciale della città. L'incremento della dislocazione territoriale delle iniziative le rende ancora più interessanti: trovo eccezionale questo senso di community artistica ma non penso saremo mai in grado di fare sistema. Le iniziative continueranno a nascere e a morire nell'indeterminatezza tipica di questo periodo. Ciò che ritengo importante è che maturi una nuova consapevolezza negli addetti ai lavori: concentrare le energie sull'idea, sul contenuto, sull'intensità della storia, lasciando alle spalle i proclami e le dichiarazioni".
 
Cosa consiglia di non perdere durante la Settimana del Mobile?
"Il mio suggerimento è quello di imbracciare una bicicletta, mettersi delle cuffie alle orecchie e attraversare la città, concludendo l'itinerario alla Triennale. Rigorosamente da soli e con un taccuino, una macchina fotografica o uno smartphone in tasca".
 
Milano è ancora la Capitale del design?
"Ora le persone identificano il design con l'emozione degli ambienti: l'interesse si è spostato dall'oggetto al contesto. Milano non è più la capitale incontrastata del design perché c'è un sistema di riferimento istituzionale che guarda ancora il mondo in termini tecnici e non immaginifici. Per cambiare dobbiamo spezzare le nostre consuetudini estetiche ma soprattutto comportamentali".

Curiosi? L'appuntamento è dal 17 al 22 aprile nella sede di King Size Architects.