Intervista a Matteo Brancaleoni

Esce l'album "Just Smile" e l'Italia applaude il nuovo crooner italiano

Ha solo 26 anni ed è già un fenomeno. Milanese di nascita e piemontese di adozione, Matteo Brancaleoni è stato definito dalla critica tout court l'erede italiano di Frank Sinatra o il fratello minore di Michael Bublé. Lo abbiamo incontrato in occasione del suo debutto discografico con l'album Just Smile.

Matteo, lei è giovanissimo e qualcuno già la associa a Bublé. Cosa la spaventa?
Non amo essere associato a qualcuno. Ognuno cerca di fare le cose come le sente, naturalmente rispetto all'età e all'esperienza musicale ma anche e specialmente di vita che uno ha. Anche se capisco che giornalisticamente parlando queste "associazioni" siano utili a far capire meglio al pubblico cosa uno faccia. L'essere associato a Michael Bublé mi onora, è un grandissimo artista ed un caro amico, gli voglio molto bene. Avendo ascoltato il suo ultimo disco, mi sento proprio di dire che ha ormai consolidato un suo stile unico e personale che finalmente farà cessare i paragoni tra lui e Sinatra che venivano fatti all'inizio. E mi sento di dire che è il miglior cantante che ci sia in circolazione al momento e attenzione ho detto cantante e non "crooner" perchè può fare veramente di tutto".

Paure?
"Quelle che hanno tanti giovani pieni di sogni, ma con pochi soldi in tasca, paura di un futuro incerto e non certo dalle premesse allettanti,  ma al tempo stesso mantenendo una forte determinazione di affrontarlo con coraggio e forza qualcunque cosa capiti, magari sorridendoci sopra".

Alcuni pensano che Bublé sia stato solo un fenomeno passeggero. L'epoca di quelle canzoni è sull'altra sponda della riva. Cosa ne pensa?
"Non credo. Michael non ha solo "rispolverato" vecchi standard ha una concezione della musica e dell'entertainment ben chiara, questo fa di lui un grande. Ha riportato nel grigiore del business musicale dominato solo da ricerche di profitti spropositati, valori positivi e il senso del divertimento che deve avere anche il fare musica e il rispetto del pubblico che troppe volte è stato calpestato. Queste canzoni non moriranno mai, sono una commistione stupefacente di grandi melodie e bellissime parole d'amore. E come l'amore sono immortali".

Come si è appassionato a questo genere, purtroppo distante da quelli della sua generazione?
"Da piccolo intorno ai dieci anni, ascoltando un disco di Sinatra. Il mio cuore batte lì, ma guarda che io ascolto di tutto anche Death Metal, Cross Over e tanto Pop. Non sono certo una persona che cerca di fuggire nel passato. Vivo nel mio tempo e nel mio tempo cerco di mostrare l'amore che ho per questa musica e il rispetto che comunque, anche se non ci piace, bisognerebbe portarle perchè fa parte di quello che siamo stati e quindi di
noi".

Parliamo di "Just smile". Come ha scelto i titoli delle canzoni ?
"Segliendole con Sellani fra un elenco di brani che amo da sempre".

Mi sembra che negli arrangiamenti abbiate osato molto...
"Beh non sono dei veri e propri arrangiamenti. Si è pensato di dare dei colori diversi e poi si è suonato. Tutto il disco è stato registrato in presa diretta in due pomeriggi. Abbiamo registrato 2 take per brano e poi scelto il migliore. Forse la versione più audace che abbiamo provato è My Way spogliandola di tutto l'arrangimento "classico". E questo che intendevo dire è inutile riproporre le stesse cose e nello stesso modo in cui sono state già fatte. Non facciamo karaoke. Cerchiamo di interpretare cose anche del passato con la sensibilità che ognuno di noi ha".

Lei è milanese, ma piemontese di adozione. Cosa manca al suo territorio per captare nuovi stimoli?
"Molte realtà giovanili emergenti hanno difficoltà a trovare spazi dove esibirsi figurati ad emergere".

Colpa anche delle istituzioni o di un pubblico distratto?
"Le Istituzione hanno la loro responsabilità, ma credo anche si debba iniziare a fare un discorso più serio ed approfondito in Italia, dove anche il privato, come accade in molti paesi europei, grazie a delle agevolazioni finanzia progetti culturali. Da noi c'è già qualche esempio ma sono casi ancora troppo sporadici e legati unicamente ad eventi unici che non hanno una continuità sul terriotorio e quindi una rilevanza sociale. Il pubblico distratto per me è un luogo comune. Bisogna sapere a che pubblico ci si vuole riferire non si può piacere a tutti. E se si ha rispetto del pubblico non è mai distratto".

Chi sono i suoi maestri italiani e a chi vuole dedicare quest'opera prima?
"Come cantanti sicuramente mi sento di nominare Dorelli, ma anche Arigliano. I miei "maestri" musicali più importanti sono poi proprio Sellani e Cerri che mi hanno sostenuto anche nel disco offrendomi la loro arte. Mi sembra un po' eccessivo parlare di opera prima. Come ho scritto anche nel disco lo dedicato alla mia insostituibile famiglia che da sempre mi sostiene".

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