Intervista a Martino Pillitteri

Il presidente dell'Associazione Italo-Egiziana racconta come l'integrazione tra le culture passi per il tempo libero

Martino Pillitteri, presidente dell'Associazione Italo-Egiziana, ha lavorato per circa due anni presso la camera di commercio italiana in Egitto e si occupava dell'assistenza alle imprese lombarde che volevano investire nel mercato egizio. E' un giornalista e collabora con l'Opinione e News Italia Press; ha partecipato alla produzione di un video documentario sulle Genital Female Mutilation, infibulazione. Martino si occupa di tematiche relative alla geo politica in medio oriente e segue il processo di integrazione degli arabi in Italia. Quello che più lo ha colpito è che l'Egitto e altri paesi arabi hanno potenzialità immense di risorse naturali e capitale umano che non viene investito e, in particolare per gli egiziani, la classe politica, opposizione compresa, non è in grado di contribuire alle aspirazioni e spesso ai servizi essenziali della propria gente.

Di cosa si occupa l'associazione che rappresenti?
"L'AIE (Associazione Italo-Egiziana) è un associazione nata nel 2003 apolitica e senza scopo di lucro aperta a uomini e donne di qualsiasi credo e nazionalità il cui fine è quello di contribuire alla comprensione e convivenza tra i popoli e culture. Non solo l'Aie è attiva nella promozione delle relazioni interculturali, ma ha anche l'obbiettivo di tenere viva la cultura e l'identità dei cittadini egiziani in Italia e facilitarne il loro inserimento nel rispetto delle diverse realtà culturali e leggi vigenti".

Quali sono i vostri programmi per il 2006/2007?
"Per quanto riguarda le attività, nel nostro centro offriamo corsi di arabo sia per gli italiani e per i figli degli immigrati arabi che non parlano la lingua dei loro genitori. Facciamo consulenze gratuite prestate da un gruppo di avvocati specializzati nelle varie discipline civilistiche e penale, quelle relative alla cittadinanza, all'acquisto o vendita della prima casa, e trasferimento della salma nella patria nativa. Siamo anche impegnati con conferenze e dibattiti su temi di attualità e altre attività di varia natura come la proiezione di film in arabo con sottotitoli in italiano, presentazioni di libri e mostre".

Cosa vuol dire essere vicepresidente di un'associazione italo-egiziana?
"Per me essere vice presidente ha due significati. Il primo è molto personale e riguarda il fatto che dà un senso nuovo a un periodo della mia vita che ho trascorso in Egitto. Questo ruolo è un po' come un cordone ombelicale che mi tiene legato e valorizza la mia esperienza nella terra dei faraoni. Il secondo motivo ha a che fare con il ruolo e l'importanza della società civile. Io sono convinto che il dinamismo, la passione e l'energia propositiva della società civile e dell'associazionismo giochino un ruolo chiaro e fondamentale nei processi di integrazione degli immigrati e di valorizzazione delle diverse identità culturale".

Perché rilasciare un'intervista a Milanodabere? Forse un'integrazione tra culture passa per il tempo libero delle persone? 
"All'Aie ci sono uomini e donne italiani e stranieri che fanno i liberi professionisti, che studiano, che sono occupati a realizzare le loro aspirazioni, ma riescono a trovare il tempo e l'energia per condividere la nostra missione cooperando ai vari progetti, mettendoci in contatto con altre realtà associative, proponendo idee senza chiedere nulla in cambio. Stare a contatto con queste risorse umane è un'esperienza bellissima e formativa. Tutti noi stiamo contribuendo a qualcosa che non è facilmente visibile né si può toccare con mano in quanto si tratta di un processo sociale e storico che tocca la vita delle persone sia di quelle che sono già in Italia e quelle che arriveranno".

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www.associazione-italoegiziana.it