Intervista a Marta sui Tubi

La musica d'autore che ama sperimentare si racconta per bocca di Giovanni Gulino, cantante della band e "mezzo milanese"

Senza scendere a compromessi i Marta sui Tubi partono come duo a Marsala e arrivano oggi a contare quattro componenti sparsi nel nord Italia. Fanno una musica difficilmente catalogabile, sicuramente sperimentale. Abbiamo chiacchierato con Giovanni Gulino, cantante, di video, di Sushi & Coca (Tamburi Usati) e della fantomatica scena indipendente.

Prestate molta attenzione ai videoclip, adesso siete stati selezionati anche al Premio Videoclip Italiano con Cinestetica
"Il video è una pertinenza della canzone, deve essere uno sviluppo video del messaggio audio. Cinestetica è nato da un'idea di Stefano Bertelli. Il video si sviluppa su una lavagnetta da scuola con dei gessi colorati. È forse il video più bello che abbiamo fatto, innovativo e di respiro internazionale".

Parliamo del nuovo album, Sushi & Coca. Ci spieghi com'è nato e a cosa si riferisce?
"Finito l'album non avevamo ancora un titolo, visto che la canzone Sushi & Coca rappresentava bene le atmosfere del disco l'abbiamo usata come titolo complessivo. La canzone è uno sguardo forte e polemico su Milano. Vivo qui da 5 anni e sentendomi mezzo milanese ho cercato di aggiornare lo slogan anni '80 della Milano da bere con quello che succede oggi".

Il disco è stato co-prodotto da Taketo Gohara. Cos'ha portato il suo tocco nelle registrazioni?
"Quando ci ha proposto di collaborare ha detto che secondo lui bisognava catturare l'energia che sprigioniamo dal vivo, ed era esattamente quello che volevamo. Gli album precedenti erano praticamente unplugged, ma questo ha canzoni più spinte e nervose che in sala prove davano una bella botta, come diciamo in gergo, e Taketo è riuscito a catturarla".

Per l'occasione avete fondato anche una vostra etichetta, Tamburi Usati, avete in mente qualche artista da produrre?
"In realtà l'etichetta non esiste da nessuna parte, è a nostro uso e consumo. È nata per stampare le nostre cose in assoluta libertà, per avere una gestione a 360° della produzione".

In questo periodo è molto in voga il termine indipendente. Ma esiste davvero una scena indipendente, vi ci ritrovate?
"Non amo molto questo termine, anche perché non si capisce da cosa sia indipendente…fa riferimento ad un modo di lavoro aziendale. Anche piccole etichette discografiche si fregiano del titolo di indipendenti ma lavorano con una politica puramente commerciale. Bisogna parlare di musica di qualità altre distinzioni non hanno senso".