Intervista a Marlene Kuntz

Cristiano Godano e Riccardo Tesio raccontano il loro "Best Of"

Sono passati vent'anni da quando tre ragazzi di Cuneo decisero di tentare la strada della musica. E ora i Marlene Kuntz, nelle persone di Riccardo Tesio e Cristiano Godano, presentano il loro primo Best Of (EMI). Un punto di arrivo o di partenza per una nuova avventura, questo non lo sanno ancora, intanto si ricomincia con i concerti e una chat su Dada.

Siete caduti anche voi nella "moda" dei best of...
C.G. "Il Best è nato da un'esigenza dell'etichetta, ma noi non ci dissociamo dall'operazione. L'idea era intrigante, è la legittimazione di un percorso artistico. Questo mi fa immaginare che ci sia abbastanza materiale da cui scegliere un percorso ideale. Inoltre è stata un'occasione per ufficializzare le cover"
R.T. "È anche un disco che toglie l'imbarazzo di scegliere un solo nostro lavoro rappresentativo".

Come siete arrivati alla scelta dei pezzi da inserire?
R.T. "Abbiamo cercato di riempirlo al meglio, alcuni pezzi sono stati esclusi perchè troppo lunghi come Ape Regina e Sonica, che avrebbero tolto spazio ad altre canzoni ugualmente importanti"
C.G. "La scaletta rispecchia da dove siamo partiti a dove siamo arrivati. Presenta un'impronta lirica e meno tesa, ci sono molte ballate a dimostrazione del nostro percorso".

Tornando alle cover, cosa avete dato di vostro nella rilettura di Impressioni di settembre?
C.G. "La struttura è rimasta intatta, abbiamo preso la loro prima versione ufficiale, con la coda strumentale più dilatata. Abbiamo accentuato l'anima rock del pezzo con il nostro modo di intendere le chitarre. Sono molto contento di com'è venuta, è un pezzo registrato live, senza sovraincisioni. Funziona catturata così com'è, rappresenta l'opposto di come si concepisce la musica al giorno d'oggi".

Il Pregiudizio, l'unico inedito della raccolta, com'è nato?
C.G. "Abbiamo cominciato a lavorarci a settembre-ottobre. Ho presentato a Luca e Riccardo tre o quattro ipotesi di pezzi e la scelta è caduta su Il Pregiudizio. In questo testo mi trovo a riflette su una problematica impegnativa; sono partito dal presupposto che il pregiudizio è negativo, però non è una condanna completa perchè tutti siamo passibili di pregiudizio. Nel ritornello canto che è una debolezza inevitabile dell'umanità".

Per i prossimi appuntamenti live club o teatri?
C.G. "Finiamo l'ultima tranche nei teatri, a fine marzo torniamo ai concerti chiassosi".
R.T. "Il primo concerto in un club sarà a Londra".
C.G. "Il teatro ci ha permesso di diversificare le chance di suonare, lo spettatore mette l'attenzione necessaria mentre nel club è più distratto. È anche un problema di assenza di cultura, a Berlino ho visto il concerto dei Low in un club e c'era un religioso silenzio per non disturbare la performance".

Domanda di rito di questi tempi, com'è la situazione della musica rock in Italia?
C.G. "Noi siamo nati durante il fermento degli anni '90 con band come CSI e Afterhours, l'impressione è che la generazione successiva non sia riuscita a tenere viva questa situazione. Non è colpa dei gruppi, le cause sono varie, dalla crisi del disco alla difficoltà di trovare date. È qualcosa che sta accadendo, bisogna interpretare il fenomeno".
R.T. "Riscontro meno interesse verso la musica da parte dei giovani, però le band italiane hanno più credibilità. Tutti i miei dischi erano importati dagli USA e dalla Gran Bretagna, gli unici italiani che si ascoltavano erano i CCCP".

Quanto seguite internet, il vostro sito e Myspace?
C.G. "Guardo molto, leggo i commenti ma non interagisco. Non ho mai chattato".

A questa affermazione preoccupante, almeno per lo staff di Dada, è stato posto rimedio, al termine della chat Cristiano e Riccardo non volevano lasciare i PC. Proprio adesso che ci stavo prendendo gusto.

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