Intervista a Marco Monottoli

Fotografo e viaggiatore, ha attraversato il Mali e niente è più stato come prima. La mostra "Mali Oltre l'Immagine" lo dimostra

Mali Oltre l'Immagine è la più grande mostra fotografica sul paese africano mai realizzata finora in Italia. Dietro questo lavoro (alla Galleria Velasquez dal 27 settembre all'8 ottobre) c'è il fotografo Marco Monottoli e dietro di lui ci sono migliaia di chilometri macinati in tutto il mondo e una scia altrettanto lunga di immagini catturate in ogni viaggio. Ma tra tutte le sue mete, il Mali occupa un posto speciale.
   
Ci racconta come è nato l'amore per la fotografia?
"La mia prima e vera passione è il viaggio. Poi si è aggiunta quella per la fotografia: metterle insieme è stato facile, un po' meno realizzare dai miei scatti le mostre che poi ho realizzato. Sono una persona molto riservata e se non avessi avuto a fianco una persona speciale negli ultimi tre anni, forse le mie fotografie non sarebbero mai uscite dal cassetto."

Questo reportage compiuto in terra maliana arriva dopo una mostra sull'Oman: quali sono le peculiarità del nuovo progetto?
"Rispetto alla mia prima esposizione, il lavoro sul Mali è stato curato e pianificato fin da prima della partenza per il Mali. Per 33 giorni ho attraversato un paese che mi ha cambiato dentro, perchè - anche se sembra ovvio dirlo - non si è mai pronti a vedere e vivere certe esperienze".

Può spiegarci meglio?
"Il Mali è il quinto paese più povero al mondo. Per quanto mi possa essere documentato prima di partire, scendere da un aereo e trovarsi realmente in mezzo a quella realtà mi ha bloccato. Ho cominciato a scattare solo fuori dalla capitale Bamako, ma spesso mi sono trovato in situazioni davanti alle quali ho preferito abbassare l'obbiettivo per rispetto".

Questo stato d'animo come ha influito sul suo lavoro fotografico?
"La mostra Mali Oltre l'Immagine è stata realizzata con questo spirito di rispetto per la condizione di un popolo che in mezzo a mille drammi sa comunque trovare il sorriso ed essere generoso di quel poco che ha. Al mio ritorno in patria mi sono voluto attivare per fare davvero qualcosa per questo paese. Questa mostra è il risultato di quegli sforzi".

Una mostra che ha anche un fine preciso: raccogliere fondi per un progetto speciale. Vuole parlarcene?
"Nel mio lungo viaggio maliano, passai una notte nel villaggio di Walia. Si tratta di un villaggio modello, anche per la presenza di una scuola aperta dal 2004 che oggi ospita 120 bambini. Questa scuola c'è grazie all'Associazione internazionale Yacouba per l'Africa, a cui mi sono poi rivolto per aiutare concretamente il Mali. I fondi raccolti durante l'esposizione serviranno a pagare lo stipendio degli insegnanti, a coprire i costi dei corsi di alfabetizzazione per adulti, a fornire il materiale didattico scolastico, ma soprattutto a portare l'energia elettrica alla scuola e al vicino centro sanitario".

In che modo verranno raccolti i fondi?
"Acquistando il catalogo, con un'offerta libera a partire da trenta Euro, il costo originario del volume, oppure alcuni gadget come segnalibri, cartoline il cui costo va dai tre ai quattro euro. È giusto dare a ciascuno la possibilità di contribuire a seconda delle proprie disponibilità. Inoltre le fotografie sono in edizione limitata e possono essere acquistate dietro prenotazione, saranno consegnate corredate da certificato numerato e firmato".

Perchè ha scelto di aiutare proprio una scuola?
"Sono convinto che l'istruzione sia di fondamentale aiuto per il Mali nella lotta alla povertà. Laggiù scuola significa saper coltivare un campo, allevare un gregge o  conservare l'acqua. Sulla donazione dei fondi a Yacouba per l'Africa vorrei essere chiaro: ogni centesimo raccolto sarà destinato all'Associazione, il totale del versato verrà comunicato anche attraverso il mio sito web".

Dopo la Galleria Velasquez quale sarà il destino di Mali Oltre l'immagine?
"Ci sarà una nuova mostra milanese all'Istituto Leone XIII a novembre, poi toccherà a Varese e Cervia. Infine la mostra sarà donata interamente al Museo Nazionale di Bamako: si può dire che sia un vero e proprio ritorno a casa".