Intervista a Marco Mengoni

Non chiamatelo CD. Parole in Circolo è la prima parte di un progetto in continua evoluzione

Non bisogna essere esperti fino al midollo per notare che il testo di Guerriero, multiplatino singolo di lancio del nuovo album di Marco Mengoni, ricorda molto La cura di Franco Battiato. Certo, ora tra sinth, drum set, evoluzioni elettro-armoniche sparse che fanno così 3.0.

Non a caso, “Nella mia playlist ci sono Stromae e Battiato” afferma il cantante che ha compiuto 26 anni il giorno di Natale. Lo dice a Milano in occasione della presentazione di Parole in Circolo, volume uno di un percorso discografico diviso in due, in uscita il 13 gennaio.

Marco Mengoni (© Stylaz)

Marco Mengoni (© Stylaz)

E mentre il mondo cade a pezzi, Mengoni compone degli inediti a volte melodici e strumentali, altre sperimentali e nuovi. “È cambiato l’approccio alla mia vocalità, adesso scesa negli abissi rispetto all’inizio”. Cosa rimane? Le parole, sicuramente più mature. E poi quel suo outfit, serio e distinto in giacca e camicia, un accento romano di quelli che levate, una App da scaricare per sapere tutto della sua vita. Almeno, tutto l’Essenziale.

Allora la musica è finita, mi verrebbe da dire, citando una nota canzone italiana.
"La musica non è finita. Sta cambiando. Forse il mio è uno degli ultimi cd che vedremo, poi potrebbe essere tutto digitale. Io sono nato con le musicassette e mi rendo conto che tutto è in continua evoluzione. Parole in Circolo vuole essere un progetto, non un semplice disco, dove sono importanti anche i colori e le immagini perché rafforzano i concetti. Mi piace pensare che un cd oggi sia molto di più de un cosetto de plastica lì".

Le immagini, appunto. L’album si chiama Parole in circolo ma dentro di parole non ce ne sono. Al posto dei testi vedo solo foto.
"Io nei cd degli altri i testi non li ho mai letti. E poi sono sempre scritti troppo piccoli! Ci sono nella mia App e sono belli grandi. Credo che la presenza solo di alcune parole sia un modo per dare ancora più importanza ai testi".

Parole e suoni, tanti e diversi. La diversità è così importante anche nella vita?
"Dall’inizio della mia carriera ho sempre difeso il concetto di diversità. E ora l’ho voluto mettere in un disco. Musicalmente, prendi Guerriero. Ci sono archi, fiati e chitarre ma anche r’n’b, elettronica e hip hop. Sono 162 tracce in un pezzo solo. Ho immaginato di guardare il mondo fuori dalla finestra e di mettere dentro il più possibile tutto quello che i miei occhi hanno visto e che le mie orecchie hanno sentito".

Tra le cose più diverse, anche Luca Carboni che ha scritto Se io fossi te, brano nel tuo album vagamente anni Ottanta e in puro stile Carboni. Come vi siete conosciuti?
"Mia cugina si chiama Carboni di cognome. Eravamo nello stesso hotel, proprio insieme a Luca. Quando lei ha chiesto le chiavi della stanza alla reception, l’hanno scambiata per la signora Carboni e l’hanno fatta entrare nella stanza di Luca. È nato tutto così! All’inizio non siamo riusciti a combinare nulla. Poi un giorno Luca arriva e mi dice Senti, ho scritto questo… (lo imita nel timbro di voce). Era il brano perfetto, il tassello mancante".

Marco Mengoni (© Stylaz)

Marco Mengoni (© Stylaz)

E se una volta era che ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie adesso succede che ti difenderò da tutto, non temere mai. Un’evoluzione che alla fine non è poi così male. I riferimenti di un singolo, più o meno voluti, accompagnano suoni nuovi, almeno per il mercato italiano.

L'esercito di fan (così enorme da rendere in pochi giorni sold out la prima delle due date del tour al Forum) pensa al resto. Però chissà. I più giovani tra questi riconosceranno, almeno vagamente, l'ispirazione al capolavoro di Battiato? Come Marco cantava agli inizi, Forse sì, forse no, forse sì, forse no.