Intervista a Malika Ayane

Una delle voci più belle di Sanremo vanta collaborazioni prestigiose già al suo primo album

"Il colore di questa voce è un arancione scuro che sa di spezia amara e rara". Così Paolo Conte descrive Malika Ayane, giovane cantante dalla voce emozionante, in gara fra le Proposte dello scorso Sanremo, con un brano scritto da Giuliano Sangiorgi (Negramaro). Da poco è uscito l'album Come foglie (Sugarmusic), ristampa del suo primo lavoro, che oltre al brano sanremese contiene anche l'inedito Thief e una cover di Over the rainbow. L'artista italio-marocchina è una delle nuove scoperte di Caterina Caselli e della sua casa discografica Sugar.

Quali sono state le tue prime esperienze musicali?
"Ho avuto una formazione di tipo classico fino all'adolescenza, ho fatto parte del coro del Teatro Alla Scala, ma poi ho capito che mi piaceva anche fare altro."

Com'è stato partecipare al Festival di Sanremo?
"È stato molto forte, in particolare cantare con un'orchestra alle spalle è un premio per qualsiasi cantante. È un'esperienza così ricca che la competizione diventa quasi marginale".

E la genesi dell'album?
"Tutto è iniziato da Soul Waver, che cantavo per lo spot di un'automobile. In quell'occasione ho conosciuto Ferdinando Arnò (produttore dell'album, ndr) che ha fatto ascoltare il mio brano a Caterina Caselli".

In "Come le foglie" ci sono collaborazioni prestigiose...
"Caterina Caselli è molto presente nella produzione, è stata lei a prendere i contatti e a interessarsi alle collaborazioni. Oltre a autori come Pacifico o Paolo Conte, voglio ricordare anche i grandi musicisti con cui ho collaborato, gli stessi che accompagnano Mina e Renato Zero: per me è stato un onore".

Tra gli inediti della riedizione del tuo album c'è Over the rainbow. Perché hai scelto questo classico?
"Per un motivo affettivo. La cantai la prima volta nel 2005 per una pubblicità diretta da Federico Brugia, regista del mio video Come foglie. Inoltre mi piace molto l'arrangiamento scelto per l'album".

Tuo padre è di origini marocchine, questo ha influenzato in qualche modo la tua musica?
"Mi ha influenzato attraverso i suoi gusti e la musica che si ascoltava in casa. Mio padre era un collezionista di dischi e mi ha avvicinato a generi come il jazz, la black music, il soul".

Sei milanese. Cosa ne pensi della tua città?
"Penso che Milano sia sottovalutata, non è una città che offre solo lavoro, ma molto di più. Inoltre non è così grande e ti puoi muovere agevolmente, io non ho nemmeno la macchina".