Intervista a Luisa Ranieri

L'attrice recupera le proprie radici partenopee con "L'Oro di Napoli"

Per tutto il mese di marzo va in scena al Teatro Manzoni di Milano L'Oro di Napoli, opera tratta dai racconti di Giuseppe Marotta, scrittore di origine napoletana trapiantato al nord all'età di 11 anni. I suoi scritti, racchiusi anche nel celebre film di De Sica, raccontano una Napoli segnata, provata, piegata ma mai rassegnata, sempre pronta a reinventarsi e a trovare nuove vie d'uscita. Protagonista, insieme a Gianfelice Imparato, è l'affascinate Luisa Ranierialla quale abbiamo posto alcune domande relative alla sua prima grande esperienza teatrale.

Cosa avete mantenuto e cosa modificato rispetto al celebre film di De Sica?
"Innanzitutto va detto che il linguaggio utilizzato è meno cinematografico e più teatrale. Ci sono nella nostra versione alcuni episodi che nel film mancano. Questi episodi son tratti da altri testi di Marotta, come Il malato per tutti e San Gennaro non dice mai no. Gli episodi mantenuti sono invece Pizze a Credito (interpretato al cinema da Sophia Loren, ndr) e Teresa (che nel film del '54 portava sulla schermo Silvana Mangano, ndr)".

Come si è calata nei due ruoli che le sono stati assegnati?
"Devo confessare che quando sono stata contattata da Gianfelice Imparato per intraprendere con lui e la sua compagnia questo percorso, ho risposto con un no secco. Non amo molto le rivisitazioni dei grandi film interpretati da attori magistrali come, nel mio caso, Sophia Loren. Poi ho capito invece che ciò con cui ci si deve misurare sono i personaggi, non le precedenti interpretazioni. Sia Teresa che Sofia, i due ruoli che impersonifico, mi si confacevano parecchio e ho accettato proprio per questa ragione".

Quale dei due personaggi preferisce?
"Indubbiamente preferisco Teresa che, sebbene sia una prostituta, è una donna dolce, sognatrice e in cerca dell'amore vero per riscattarsi dalla sua condizione di schiavitù. Sofia è invece molto più sicura di sè, più fisica, più provocante e quindi più distante da me. Ciò che mi ha colpito comunque di questi personaggi è stato quel piglio proprio delle donne napoletane di un tempo, difficile da imitare".

Che cos'è per lei l'oro di Napoli?
"L'oro di Napoli altro non è che la pazienza di questa gente, la capacità di vivere alla giornata, di reinventarsi quotidianamente. Certo è che il discrimen tra pazienza e rassegnazione è molto labile e ciò che ci auguriamo è che l'una non si trasformi mai nell'altra. Già ora si assiste ad una sensibile perdita di speranza, di fiducia da parte dei napoletani".

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