Figli delle stelle - Intervista

Intervista a Lucio Pellegrini

Con "Figli delle stelle", il regista racconta il maldestro piano di un'insolita organizzazione criminale

L'ultimo film di Lucio Pellegrini, Figli delle stelle, è una commedia divertente e dal sapore a tratti amarognolo, che racconta la disperata quanto improbabile impresa di un gruppo di precari, composto da un giovane portuale (interpretato da Fabio Volo), un professore disoccupato, pizzaiolo per necessità (Pierfrancesco Favino), un ricercatore universitario (Giuseppe Battiston), una giornalista tv (Claudia Pandolfi) e un ex-galeotto (Paolo Sassanelli). Determinati a risarcire la vedova di un uomo morto sul lavoro, decidono di rapire un ministro e chiedere il riscatto ai familiari, ma sbagliano obiettivo e prendono invece in ostaggio un sottosegretario (Giorgio Tirabassi). Al Cinema Apollo, in un clima rilassato e cameratesco, regista e cast (manca solo Claudia Pandolfi) incontrano la stampa.

Pellegrini, con Figli delle Stelle voleva forse trasmettere un messaggio politico?
"Personalmente non amo i film a tesi e lo stesso vale per questo...poi ognuno è libero di leggerci ciò che vuole".

Perché ha scelto di ispirarsi proprio alla canzone Figli delle stelle?
"Perché Figli delle stelle ha un significato ideologico: il film racconta un gesto alla Robin Hood e il brano di Alan Sorrenti suggerisce l'atmosfera che intendevo ricreare". 

Senza svelare la conclusione, possiamo dire che, alla fine, potere e conformismo hanno la meglio?
"L'esempio della comunità valdostana (che collabora con i rapitori ma al momento del loro arresto applaude alla polizia, ndr) rappresenta come sta diventando l'Italia. Sono sempre colpito quando vedo gente applaudire durante l'arresto di un mafioso, è una cosa che non capisco".

Ci descriva i personaggi in poche battute.
"Tutti hanno storie diverse e in egual misura importanti per il film. Motore dell'azione è involontariamente Claudia Pandolfi, una giornalista precaria che non riesce ad essere abbastanza cinica, tratto fondamentale in un ambiente lavorativo come il suo. I personaggi maschili le gravitano intorno. Ramon, il capobanda romantico e dal passato misterioso interpretato da Paolo Sassanelli, è un personaggio da film noir, vuole riscattarsi compiendo un'azione in un certo senso eroica.
Il ricercatore interpretato da Battiston è l'unico vero nostalgico del gruppo. Il pizzaiolo, ovvero Favino, ha una carica comica irresistibile, mentre ho voluto mettere alla prova Fabio Volo, vederlo in un ruolo diverso in cui la sua verve venisse in un certo senso smorzata."

La situazione, con le debite differenze, ricorda il rapimento in Fargo dei fratelli Coen...
"Amo i fratelli Coen, hanno la capacità di trovare sempre il giusto equilibrio tra dramma e commedia. Figli delle stelle però è diverso: racconta la convivenza forzata tra un maldestro gruppo di rapitori e un politico. Si sa già come andrà a finire ma concludere la storia con una carneficina non era nei miei progetti: volevo raccontare dei tipi umani e le relazioni che si instaurano tra loro".

Si può ridere del terrorismo?
"Nel film il tema è solo accennato, è un'eco lontana....il rapimento diventa lo spunto per poter raccontare la storia dei personaggi. Senza dubbio il film si confronta con l'immaginario di quegli anni: ma ognuno può interpretare il riferimento come vuole".
Sul tema interviene anche Pierfrancesco Favino: "I personaggi del film sono "sradicati", si aggrappano agli ideali dell'epoca della lotta armata che però ormai sono privi di agganci al presente. I capelli lunghi, la coda del mio personaggio, per esempio, sono palesemente anacronistici".

C'è tempo poi ancora per qualche battuta: a chi gli chiede come mai il trailer sia così poco coinvolgente, Pellegrini risponde "È l'unica cosa che non ho fatto io!". Lo sparring partner Favino: "Ed è per questo che andiamo porta a porta a promuovere il film".