Intervista Luca Novelli, Lampi di genio

Intervista a Luca Novelli

Lo scrittore e naturalista racconta genesi e sviluppi della collana "Lampi di genio"

C'è chi dice che i suoi libri siano per un pubblico tra gli 8 e i 12 anni, ma potrebbero benissimo affascinare lettori meno giovani e ugualmente curiosi. Scrittore, naturalista, disegnatore e divulgatore, Luca Novelli è la mente dietro Lampi di genio (Editoriale Scienza), collana che raccoglie le biografie di illustri scienziati, da Albert Einstein a Newton, da Leonardo ai fratelli Lumière. Tradotti in diverse lingue, i libri sono anche diventati una serie televisiva di Rai Educational. Abbiamo incontrato l'autore nel suo studio milanese.

Ci può dare una personale definizione del suo lavoro?
"Potrò darla solo quando finirò di lavorare. Quindi mai. Andrà a finire che dovrà farlo un mio biografo. Ora potrei dire che il mio lavoro è quello di un buon professionista, di un artigiano (in inglese direi artist) della comunicazione e di un esploratore di nuovi linguaggi. Ma è anche il lavoro di un animale editoriale geneticamente modificato con tre teste, molti nasi, molti occhi e con una notevole ostinazione a occuparsi di scienza e natura in modo divertente".

Come è nata la collana Lampi di genio?
"Nel 2000 si celebrava il bicentenario dell'invenzione della pila da parte di Alessandro Volta. Il Centro di Cultura Scientifica Volta di Como mi chiese di realizzare una clip per raccontare lo scienziato. La cosa piacque, così mi venne in mente che potevo fare lo stesso anche per altri suoi colleghi. Con il mio agente Marcelo Ravoni proposi l'idea a Editoriale Scienza e la serie subito partì con Einstein e Darwin. Sono tuttora i Lampi di genio più venduti nel mondo".

I protagonisti dei suoi libri sono inventori straordinari ma lasciano anche trasparire il proprio lato umano. Come nascono queste biografie?
"I libri sono destinati ad essere tradotti in almeno otto lingue e i personaggi vengono scelti per la loro popolarità internazionale. Ricostruisco le loro vite con una ricerca personale, durante la quale seleziono aneddoti, curiosità e punti fermi. I risultati di queste ricerche spesso sorprendono anche me. I protagonisti prendono forma, diventano simpatici e umani pian piano, ancor prima che io cominci a scrivere e a disegnare. Cerco di metterli a loro agio nel flusso della Storia, non solo della scienza".

A quale dei personaggi è maggiormente legato e perché?

"Albert Einstein, che considero un mio santo protettore. Se non avesse formulato la Teoria della Relatività forse avrebbe fatto cabaret, magari allo Zelig. Ha vissuto a Milano per qualche tempo e suo padre è sepolto al Cimitero Monumentale. A lui avevo dedicato Ci vuole una fisica bestiale e Ho clonato lo zio Alberto, editi in Italia da Comix. Anche per questo il primo 'lampo', pensato e scritto nel 2000, è stato Einstein e le macchine del tempo. Ha portato fortuna alla collana".

Lampi di genio è anche il titolo di una serie televisiva. Vantaggi e svantaggi della tv?
"La televisione ti fa arrivare a persone che non raggiungeresti con un libro, ma per ottenere lo stesso rigore occorrono il lavoro, la professionalità e il talento di molte persone. Servono più risorse e l'investimento di una grande emittente come la Rai. La novità è che questi 'oggetti televisivi' nascono per avere fruizioni successive all'andata in onda, per esempio su internet, come sta accadendo alle prime due serie".

Cosa significa fare divulgazione? Crede sia un termine sottovalutato?
"Credo che sia nella natura dell'uomo cercare di saperne di più. Più si sa del mondo che ci circonda, più si ha possibilità di sopravvivere ai malanni, agli tsunami, alla fame, agli animali feroci, ai nemici naturali e non. Nei ragazzi tra gli 8 e i 12 anni questa pulsione è ancora sana e forte. Fare buona divulgazione è andare incontro a questa esigenza con trasmissioni, libri ed eventi divertenti. Credo sia utile alla formazione di cittadini pensanti e a una cultura che fa poi crescere la ricerca e lo sviluppo di un Paese. Sì, penso che 'divulgazione' sia un termine sottovalutato e oggetto di stupidi stereotipi".  

Che rapporto ha con il digitale? Come e quanto influisce sul suo lavoro?
"Trent'anni fa ho scritto e disegnato per Mondadori Il mio primo libro sui computer, ma non prevedevo quanto l'elettronica avrebbe influenzato la mia vita. Ero un cartoonist felice di esserlo. Invece ho fatto e faccio tantissime cose che senza il computer non mi sarei mai trovato ad affrontare. Ho due computer con cui modifico e coloro i miei disegni, invio e ricevo materiali da editori e traduttori di tutto il mondo. Sto persino lavorando a una piccola enciclopedia elettronica disegnata. Prima dell'era digitale tutto questo sarebbe stata fantascienza: solo un buffo racconto di Isaac Asimov".

C'è qualcosa che le manca di quando si lavorava solo con carta, matite e penna?
"Il tempo. I computer ci fanno lavorare di più".
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