Intervista a Luca Dondoni

"Milano è sempre ferma: colpa dell'Amministrazione Comunale, certo, ma anche dei cittadini!"

Inviato della Stampa per tv e musica, conduttore del programma su Rtl Pop around the clock, giornalista a Sky Magazine e su Mediolanum Channel e storico dj. Non parliamo di un centenario, visto il ricco curriculum, ma di un giovane 50enne che parla a raffica e trasmette entusiasmo, non senza una bella dose di critiche sul mondo della musica. E della notte.

La nightlife a Milano è cosi scadente come molti sostengono?
"È da quando sono nato che sento dire che la nightlife di Milano fa schifo. Sono stato protagonista dell'ultima grossa cosa successa, la serata Fidelio al Rolling Stone nel 2004: si faceva musica house di qualità. La città, di fatto, non è mai stata una piazza di sperimentazione. Il dj è sempre stata una figura di secondo piano. Però il milanese ha un vizio: va a Riccione in discoteca, sente una musica, dice "che figata!" e ci torna, e anche se in realtà è la stessa musica che passano a Milano. Oggi i Magazzini General sono l'unica location con una programmazione musicale di qualità, ma non più come un tempo".

Il mood di Milano, quindi, non piace. Perchè?
"Non c'è una vera scena clubbing, non esiste una one night tipo La Mucca Assassina o proposte davvero valide. Nell'immaginario comune c'è solo il Plastic, che è un buco un po' fine a sè stesso, dove ci si diverte anche ma sempre allo stesso modo. Forse vanno più le cose di immagine dove la gente si mette in mostra. Difficile a dirsi..."

Qual è la situazione quindi?
"Milano, rispetto al mondo musicale, è troppo ferma e quando si muove non viene aiutata come si deve. Vi faccio un esempio: fino al 2006 ricevevo dalle etichette indipendenti 50-60 dischi a settimana, oggi ne ricevo una media di 4. A livello cittadino sembra tutto sospeso, con fortissime responsabilità dell'Amministrazione che, rispetto alla nightlife, si pone in modo contraria. Si parla di casini e dei cittadini che si lamentano: solo problemi, la connotazione è unicamente negativa. Non si racconta quello che la notte dà a Milano ed è per questo che la città non è davvero internazionale, a parte durante le Fashion Week e il Salone del Mobile".

Spiragli all'orizzonte?
"Karkadan è un fenomeno puro, sullo stile di Mondo Marcio e Fabri Fibra: è un bellissimo tunisino che reppa in francesce e italiano, ha già un certo seguito nei piccoli locali rap. Il problema è che se ne parla poco di questi micromondi pazzeschi che potrebbero rappresentare una svolta".

Ma c'è stato un cambiamento fra la scena di ieri e quella di oggi?
"Il cambiamento non è mai iniziato, questa è la verità. Milano ha inseguito cose che già da altre parti funzionavano".

Ogni due venerdi sei resident al Columbus. Cosa proponi?

"Gioco con electro e new jazz. Si tratta di serate di ricerca musicale. A volte cinedelica, con colonne sonore di film riprese e rifatte. Mi trovo molto bene, la musica si integra molto bene con il mood del locale".

Il web?
"La gente guarda internet e sfoglia le pagine ma non lo usa davvero: le radio web, ad esempio, restano poco ascoltate e sono fruite da poche migliaia di persone. Un po' come avviene fra tv generalista, di scarsa qualità, e tv satellitare, seguita da un'elite".