Intervista a Luca Ciammarughi

Musica classica, palcoscenici, pubblico, tecnica, contaminazioni: riflessioni di un giovane pianista

Continua il nostro viaggio con le interviste alla scoperta degli astri emergenti della musica classica. Luca Ciammarughi, 24 anni e milanese doc, è un'altra nuova promessa del panorama musicale classico. Diplomatosi in pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, possiede un vastissimo repertorio nell'ambito cameristico, liederistico e contemporaneo, ed è risultato vincitore di concorsi nazionali e internazionali in duo con il fratello gemello violinista Jacopo. Vincitore del  premio Rotary, è laureando in Letteratura Francese all'Università di Milano.

Quale rapporto ha instaurato con il palcoscenico ed il suo pubblico?
"Il palcoscenico, anche se si suona abbastanza spesso come mi succede in questo periodo, è qualcosa a cui è sempre difficile abituarsi. Questa è in parte una fortuna, perché ogni volta si cerca di dare al pubblico qualcosa che non sia mera routine o dovere professionale. In fondo perfino la paura (non il terrore!) può passare al pubblico come emozione produttiva se filtrata da una natura musicale".

Stelle comete come Rubinstein e Gould rifiutavano questo mettersi a nudo dinanzi ad una platea. Voi giovani pianisti non avete forse perso qualcosa di questo atto?
"Forse sì. Abbiamo in parte perso quel senso di ieraticità che dava valore al concerto pubblico, anche se da un altro lato si suona con più naturalezza e si è più disposti a instaurare un contatto bilaterale, poiché anche noi esecutori riceviamo qualcosa dagli ascoltatori. Io mi accorgo facilmente quando il pubblico è concentrato e partecipe del discorso musicale".

Quanto è importante lo studio e la tecnica per scalare la cima?
"Io studio ormai da dieci anni in Conservatorio, e devo dire che, per quanto dall'esterno questa istituzione venga talvolta criticata, non ho mai smesso di imparare. Una carriera musicale non si può costruire su una sola base, ad esempio una mano eccezionale o una memoria di ferro o anche una musicalità istintiva. In Conservatorio ci insegnano  a esplorare i nostri limiti, a tracciare dei territori in una mappa virtualmente infinita come è quella dell'universo musicale. Arrivare in alto è possibile ma è anche più facile cadere, e senza rete di protezione. Non si è giovani all'infinito ed un vero artista cominci a giudicarlo almeno a 30 anni, quando capisci che dietro l'allettante fantasma della giovinezza c'è anche dell'altro."

Perché il pianeta della musica classica è così lontano dai giovani? Di chi è la colpa?
"Forse proprio degli stessi musicisti classici. I giovani potrebbero adorare questa musica - e molti effettivamente lo fanno, nel chiuso delle loro stanze - se solo ad essa non verrebbe accostato un modello di vita incentrato sull'idea di immolazione in nome di una causa superiore. Il  mondo della musica classica non solo è considerato antico e filologizzante, ma è effettivamente tale. Chi ama sentirsi un'élite deve accettare una buona dose di alienazione dal mondo del senso comune".

Cosa ne pensa dei tentativi di contaminazione di più generi?
"Personalmente, io dico: benvenuta la contaminazione e anche il rock in conservatorio, perché la natura umana, come la musica, è molteplice e non gerarchizzabile. I principi che regolano una canzone pop e un lied di Schubert sono simili, e alla base vi sta il medesimo sistema tonale. Certo, il livello di complessità e raffinatezza è infinitamente differente."

Ascolta musica pop o rock?
"Fino all'età di 12 anni, le confesso che ero un ascoltatore assiduo del rock, pop e jazz. Poi mi sono dedicato completamente alla musica classica. Sono passato a un diverso livello di complessità, ma anche allora ero dentro la musica come lo sono adesso".

Un sogno nel cassetto.
"Suonare nel 2020 in una sala importantissima un programma di musiche iper-sofisticate, tipo Rameau o Fauré, in vestiti sportivi, con la gente assiepata fino accanto al pianoforte, pronta a commenti entusiasti o anche a lanciare verdure. Magari molti di questi usciti da un concerto rock. Molto utopistico, direi".

In bocca a lupo, allora. Mi raccomando, i primi ad essere invitati vorremmo essere noi di Milanodabere…
"Non mancherò."