Intervista a Luca Bauccio

Dialogo con un presunto terrosita, per recarsi dentro le emozioni, perchè solo conoscendo e confrontandoci usciremo dal tunnel del terrorismo

Luca Bauccio, nato ad Enna nel 1968, è un avvocato del Foro di Milano, uno dei massimi esperti italiani di diritto penale internazionale, ha seguito come difensore i principali processi in Italia di terrorismo internazionale dal 1995 ad oggi. Ha pubblicato "L'accertamento del fatto reato di terrorismo internazionale" ed ora è da poco uscito Io, presunto terrorista (Dalla vita in Algeria all'arresto in Italia Arioua Kamel si racconta. Viaggio al cuore del conflitto tra Islam e Occidente).

Ci parli della storia di questo suo nuovo libro.
"E' una storia vera, dialogo fra le mura del carcere di San Vittore, fra un avvocato (io) e il suo assistito Kamel Arioua, presunto terrorista. Il colloquio si trasforma in un confronto, un’occasione unica per capire. Chi è Kamel? Quale è la sua storia? Come si diventa un presunto terrorista? ci sono voluti 2 mesi di registrazioni e poi ho trascritto il tutto senza alterare il suo pensiero. Questo libro non "santifica" nè "accusa" Kamel, è semplicemente il suo punto di vista, il punto di vista dell'estremismo islamico che solitamente a noi non è dato di comprendere."

Com'è nata l'idea?
"Per caso. Dopo aver ricevuto il mandato di difesa, parlando con Kamel sono emersi numerosi flash sul suo passato che ci facevano dimenticare di essere avvocato e assistito. Abbiamo ripercorso così le tappe più importanti della vita di Kamel, dall'adolescenza in Algeria, i rapporti con la famiglia, gli studi, i motivi per cui è fuggito."

C'è un episodio che l'ha colpita particolarmente?
Non potrò mai scordare l'episodio di quando Kamel, durante le repressioni in Algeria, si salvò tra i cignoli di un carrarmato. Mi ha ricordato i molti giovani che hanno perso la vita nelle lotte per la difesa dei propri ideali."

Qual è il centro del libro?
"Il libro ruota attorno alla guerra e il terrorismo, visti però con gli occhi di un presunto terrorista. L'approccio è di tipo saggistico e lo scopo è cercare di capire come loro ci vedono. E' un modo per calarsi dentro la testa di chi hai di fronte, di chi ti spaventa. Ognuno di noi ha e deve avere un proprio punt odi vista, ma bisogna che no nresti chiuso in se stesso, bensì che lo arricchisca di quello degli altri. Solo conoscendo capiremo la strada per uscire dal tunnel del terrorismo. Nel libro Kamel non è nè vittima nè colpevole, racconta la sua visione dei fatti arricchendola con la sua storia. Senza enunciare grandi teorie, ai più rimprovera una sensibilità solo per i propri lutti. E invece una morte è sempre una morte, che sia di un proprio caro o di un estraneo. Bisogna recarsi dentro alle amozioni."

Com'è il rapporto tra avvocato e accusato?
"Il lavoro ci obbliga a considerare la sensibilità di una persona, ma ci costruiamo degli argini di protezione. In questo caso, nell'atmosfera tipica del carcere, i nostri ruoli hanno perso un po' i confini. Ho cercato così di scendere a fondo in Kamel, essendo il libro irrilevante ai fini del processo. Kamel è stato molto onesto e perfino ingenuo. E' come un "miracolo" quando due punti di vista si incontrano e si confrontano."

Cosa le fa continuare ogni giorno il suo lavoro di avvocato penalista?
"La curiosità umana. come penalista provo sempre stupore di fornte all'originalità della realtà che supera la fantasia. Dei dialoghi con Kamel mi rimangono immagini che non scorderò. E' stato emozionante quando mi ha parlato del rapporto con suo padre, difficile, combattuto, ma carico di umanità, denso. La religione per noi è un fattore di regressione, invece per Kamel è il modo per liberarsi dal paganesimo antico. Un episodio significativo è quello di quando il padre lo vide lavare i piatti insieme alle sorelle e gli disse che non era compito da uomo. Kamel rispose: "Papà, il profeta, che era più uomo di te e di me, aiutava sua moglie." si capisce quindi come i contesti storici manipolino le religioni."